La ormai celebre streetphotographer Vivian Maier sarà in mostra al Museo di Roma in Trastevere fino al 18 giugno 2017: l’esposizione comprende una collezione di 120 fotografie esclusivamente in bianco e nero realizzate a cavallo tra gli anni ’50 e gli anni ’60, insieme ad un’altra selezione di foto a colori scattate durante gli anni ’70, e alcuni filmati in super 8. Per info e biglietti: http://www.museodiromaintrastevere.it/mostre_ed_eventi/mostre/vivian_maier_una_fotografa_ritrovata

La mostra rappresenta senz’altro un’occasione per conoscere dal vivo una grande fotografa, ma prima di tutto una grande artista, sfuggente, schiva ed inspiegabilmente ignota per molto tempo agli occhi del pubblico.

La vita di questa giovane artista fu per molto tempo avvolta nel mistero, fino a quando un collezionista d’asta, tale John Maloof, non ebbe la fortuna di ritrovarsi tra le mani tutta la sua collezione di fotografie, rimasta nascosta a causa di una confisca che subì la Maier per un mancato pagamento: già da ciò, si può comprendere la vita “segreta” di quest’artista, una tata e una domestica a tempo pieno, ma anche un’attenta osservatrice della società nel tempo libero. O meglio, nei ritagli di tempo che lei si ostinava a ricercare ogni giorno: scattava continuamente ed instancabilmente con la sua inseparabile Rolleiflex, arrivando a collezionare centinaia di scatti. John Maloof non fu altro che lo scopritore di questa misteriosa ed impenetrabile fotografa, il quale non arrestò mai la sua ricerca di materiale riguardante la Maier, arrivando a possedere fino a 150.000 negativi e 3.000 stampe.

La collezione parla di un’autentica ed attentissima osservatrice della realtà: foto di bambini, uomini, anziani, giovani donne belle, tutti intenti nel far qualcosa o semplicemente nel passeggiare tra le vie di New York e Chicago, le due città dove Vivian visse durante tutto il suo periodo artistico.

Un mondo di dettagli, di particolari curiosi ed astrusi; un mondo di imperfezioni ma anche di simmetrie, di paradossi, di sguardi.

Vivian ebbe il merito di rappresentare la vera essenza della strada, destreggiandosi in una fotografia incapace di arrestarsi alle apparenze, che conosce regole, ma che sa anche come infrangerle; una fotografia fatta di scatti rubati e di persone, di emozioni, di espressioni, di scarpe alla moda, di homeless, di musicisti, di puttane, di giacche e divise.

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La potenza della fotografia di Viviane Maier, che la consacrò uno dei maggiori esponenti della streetphotography di tutti i tempi, è sicuramente tutta quella miriade di immagini dalla bellezza senza tempo; di impatto “sociologico” e sociale, plasmate su un gusto per il bello non di certo comune, e su un talento che non pecca di fanatismi e vistosità.

Il tratto più unico ed inconfondibile della fotografia di Vivian, è il rapporto che essa instaurava con i suoi soggetti, pur senza che questi se ne rendessero davvero conto: la sua fotografia si avvicina al volto dei soggetti con l’impetuosità di un interlocutore invisibile, non tralasciando dettagli ed intimi particolari.

Nella fotografia di strada ogni soggetto diviene un’icona, un carismatico protagonista pur se immerso nell’anonimato della vita di tutti i giorni. Persone qualunque divengono modelli senza tempo; ogni posa, ogni pensiero rubato che attraversa lo sguardo di ogni persona, diviene come il fotogramma di un film o la pagina di qualche romanzo.

Ma qui è tutto vero. Nulla al caso, tutto è spontaneo, reale, vibrante.

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La fotografia di strada detiene da sempre il merito di essere capace di narrare con vivida empatia la vita degli uomini: il fotografo di strada è prima di tutto uno sceneggiatore e un regista; un cantastorie, un pittore, uno psicologo; ma anche un bambino irrequieto che gioca a mimetizzarsi in quella giungla urbana di cui tutti facciamo parte, abile a non muoversi, a pazientare con estrema avidità, nel tentativo di immortalare quegli attimi evanescenti e fugaci.

Le fotografie di Vivian Maier, per scelta della stessa autrice, non sono mai state pubblicate nè esposte mentre lei era in vita, e suoi rullini non sono nemmeno mai stati sviluppati. Tra i suoi scatti non può non destare attenzione la presenza di numerosissimi autoritratti, riflessi nelle vetrine dei negozi, come nelle pozzanghere e in quelli che sembrano gli specchietti delle macchine: un viso austero e riservato, a tratti quasi schivo, sdegnoso. Insomma un enigma nascosto che fa dei lavori di questa indecifrabile fotografa un tesoro dal grande valore artistico e culturale.

Ancora rimane ignoto il perchè di voler custodire così gelosamente tutta questa collezione di meravigliose immagini, quasi fossero un segreto indicibile o una sorta di rifugio immaginario da tener nascosto:

“seppur scattate un decennio or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo.”

(Marvin Heiferman)

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Già da tempo, la fotografia di strada vanta un background fatto di artisti eccezionali e personalità ispirate del calibro di Henri Cartier-Bresson, Robert DoisneauElliott Erwitt, Lewis Hine, Albert Hardy, Izis Bidermanas per citare i più conosciuti, fino alla fotografia del nipponico Kenro Izu, minimalista, drammatica e monocromatica. Ma la qualità che accomuna tutti questi fotografi, prima di tutto artisti, è la grande capacità di narrare storie, dove la semplicità della “ritrattistica del quotidiano” spesso diviene terreno di denuncia sociale e di disobbedienza; una lente di ingrandimento sulla precarietà dell’esistenza, sull’angosciosa condizione umana, raccontate una volta con estrema malinconia, altre volte con ironia, persino umorismo.

Con la fotografia di strada, l'”uomo” diventa capace di osservare l'”uomo”, nei suoi contrasti interiori, nelle sue manie, nella sua povertà.

Vivere il presente non è mai stato così lontano dai sogni e dall’immaginazione.

viviane meir

vivian m

foto: zero, life gate, portalguarani.com, vulcano statale, pinterest.com, samuela conti forografo

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