Una delle donne più eleganti della nostra epoca; una regalità dosata tra eccellenze di Palazzo e una vita quotidiana fatta di eventi benefici e di incontri politici, umanitari e religiosi.

Lady Diana alter ego di Diana Spencer, ruppe i dogmi, quello charme di plastica, quella compostezza scialba da “ordinaria” principessa reale, andando oltre gli schemi della mentalità comune consacrata fino ad allora: chiacchieratissima e discussa a Palazzo, come tra le riviste di tutto il mondo, la sua morte, dopo ben 20 anni da quel tragico 31 Agosto 1997 presso il tunnel del Pont de L’Alma di Parigi, è ancora oggi avvolta in un inspiegabile silenzio fatto di misteri dalle tinte fosche ed inafferrabili.

Un’icona di stile e la “regina” di un gossip serrato e disonorevole per una regale di Buckingham Palace; un gossip opprimente, avviluppante come sabbie mobili, che arrivò a conferirle quell’orrido soprannome di “principessa triste” per via del suo sguardo così dolce, affabile ed inequivocabilmente malinconico; romantico.

Divisa tra importanti impegni umanitari e quel maledetto “sè” mediatico, emblematica fu quella frattura interiore che si ripercosse nella sua personalità, su quella donna che lei stessa poi definì essere una “bulimica“: la noncuranza e i continui tradimenti, l’adulterio del marito, il Principe Carlo, la condussero a dei disperati tentativi di suicidio, incrementando una tempesta mediatica che fece impazzire i giornalisti e il Daily Mirror.

Una donna capace di emozionarsi, di provare empatia per il prossimo in modo così grande, da spingerla in impegni umanitari molto forti.

Fu a partire dagli anni ’80 che la principessa divenne madrina di un numero sempre maggiore di enti di beneficenza, sviluppando particolare interesse per cause completamente ignorate dalla Famiglia Reale, a partire dall’AIDS e la lebbra.

Visitò malati di tutto il mondo, condusse campagne per la difesa degli animali e, soprattutto, contro l’uso di armi contro l’umanità. Nel 1989 divenne presidente del Great Ormond Street Hospital for Children di Londra. La dedizione ai bambini la portò a divenire madrina della sezione giovani della British Red Cross, estendendo lo tesso interesse in Australia e Canada.

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Fu sostenitrice del Chester Childbirth Appel, uno dei primi enti di beneficenza del paese a sostenere i servizi di maternità negli ospedali pubblici.

Ma uno degli incontri più memorabili nella sua storia, fu quello con Madre Teresa di Calcutta, durante un suo viaggio in India, nel corso del quale si intrattenne  con più di 50 pazienti prossimi alla morte. Madre Teresa divenne presto sua guida spirituale e modello di amore e solidarietà al sevizio della povertà e dei malati.

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Tra gli impegni umanitari più considerevoli, non si può non ricordare il sostegno alla Campagna Internazionale per il bando delle mine antiuomo, decisivo per l’approvazione della legislazione in proposito nel Regno Unito: memorabile il ritratto dell’ispezione tenuta presso un campo minato della ex-Jugoslavia, con un elmetto e un giubbotto protettivo. Si presume, inoltre, che il suo impegno abbia influenzato, seppur dopo la sua morte, la firma del Trattato di Ottawa, che ora impone un divieto internazionale all’uso delle mine antiuomo.

Londra la celebra ricordando la sua eleganza e il suo splendore, inaugurando oggi 24 Febbraio 2017 una mostra di abiti che Lady D indossò durante la sua vita, cosa che la suggellò icona di stile e di eleganza, ispirando la collezione “Diana: her fashion story“.

Dai semplici capi d’abbigliamento delle sue prime apparizioni in pubblico, fino ad arrivare ai sontuosi abiti da sera. Lady D ebbe il grande merito di rompere con l’usuale eleganza e le convenzioni, proiettandosi verso uno stile meno formale, più “portabile”, pratico, che la consacrò “anarchica” nel suo mesto mondo di regole, gioielli e bon ton, e “ragazza della porta accanto” agli occhi del suo popolo. Una donna fotografata ed acclamata che sconvolse completamente il dress-code della Corona come modello di eccellenza.

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“Ebbe sempre più fiducia in se stessa, comunicandolo intelligentemente attraverso i suoi abiti”

(Eleri Lynn – direttore dell’esposizione)

Fra i vestiti più celebri esposti è presente quello firmato Victor Edelstein che sfoggiò in occasione del pranzo presso la Casa Bianca offerto dall’allora presidente Ronald Regan nel 1985: un vestito in velluto blu notte; lo stesso vestito che Lady D indossò per ballare con John Travolta al ritmo di “You Should be Dancing“. L’abito è stato venduto all’asta per 250.000 sterline. Non solo, nella collezione è compreso il vestito in seta che indossava in privato a Buckingham Palace; come anche il chemiser rosa pallido Emanuel, che indossò per il ritratto realizzato nel 1981 in occasione del suo fidanzamento con il principe Carlo; e anche l’abito di seta “Gold Falcon“, color crema e con disegni di falchi, emblema dell’Arabia Saudita che Diana aveva indossato in occasione della visita presso il paese nel 1986.

La maggior parte degli abiti non sono presenti alla mostra, dato che alcuni vennero venduti all’asta, con il fine di trarne ricavi da devolvere completamente in beneficenza, su espresso volere della stessa principessa Diana.

Per ricordare Diana, è anche allestito presso Kensington Palace, un giardino con la collezione di tutti quei fiori da lei più amati.

Ad oggi, definire la principessa Diana “soltanto” come un’icona di stile è riduttivo, o forse poco calzante, ad esser sinceri. Diana ebbe il grande coraggio di sostenere i suoi ideali, pur se ostacolata dalla stampa, dai pettegolezzi, che in una Casata Reale divengono molto facilmente “calunnie”più che semplice gossip, una cosa che non fece altro che attirare le antipatie della Corona, trovatasi continuamente in bufere giornalistiche spesso diffuse, poi smentite, poi nuovamente messe alla ribalta.

Diana la vogliamo ricordare così, con il suo sorriso materno e la sua grande sensibilità, che probabilmente fu il suo punto di forza, ma anche ciò che la rese così tanto fragile da costringerla in un’ esistenza vuota, infelice. Un’ infelicità che la convinse a cedere il più possibile di tutte quelle immeritate ricchezze a favore di malati, bisognosi, poveri, bambini, e a sfruttare il suo acquistato spicco, per far sentire la voce di chi voce non ne ha.

foto: blick.ch; Polka cafe; ForumFree; cathlicyearoffaith.wordpress.com

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