L’Istituto Svizzero di Roma ospiterà fino al 21 gennaio la mostra collettiva La velocità delle immagini, una riflessione sul rapporto tra velocità, modernità e arte. La collettiva è a cura di Samuel Gross; in contemporanea all’inaugurazione de La velocità delle immagini, vengono proposte al pubblico due installazioni degli artisti svizzeri Valentin Carron e Sylvie Fleury, che occuperanno per un anno gli spazi del patio e del giardino di Villa Maraini, sede romana dell’Istituto Svizzero.

unknown-1Nell’esposizione si incontrano autori di epoche diverse come il futurista Giacomo Balla e gli artisti Sylvain Croci-TortiChloé DelarueNicolás FernándezLouisa GagliardiMiriam Laura LeonardiEmanuele MarcuccioRammellzeeManon Wertenbroek e Urban Zellweger.

Ripensiamo insieme al movimento futurista, per comprendere appieno l’esperienza del percorso espositivo e non arrivare impreparati.

Rapidità e futurismo

imagesIl termine “avanguardia” deriva dal linguaggio militare: reparto che precede il grosso delle truppe in marcia. Questo vocabolo nella Francia della seconda metà dell’ ‘800, passò ad indicare quei movimenti artistico-letterari che miravano programmaticamente alla ricerca e alla sperimentazione di nuove forme espressive, in polemica e come forte segno di rottura con quelle tradizionali. Pensiamo al Fauvismo, al Cubismo, al Surrealismo, all’Astrattismo, al Dada, al Futurismo. Tali movimenti prendono il nome di “Avanguardie storiche”, come distinzione dalle “neoavanguardie” proprie del secondo dopoguerra.

Ci troviamo nell’ambito di un profondo clima di rinnovamento, si sentono ancore le eco della “Belle èpoque”, la spensieratezza, la fede nel progresso, un miglioramento delle condizioni di vita. Accanto ad una cultura ufficiale vi è una generazione più giovane, che vede nella cultura una possibilità di sviluppo sociale. Questi nuovi impulsi provengono dalla piccola e media borghesia, i cui componenti vogliono intervenire in tutti i campi: nascono riviste, come organo di discussione e proposta. Il primo decennio del ‘900 è caratterizzato da un intenso dibattito culturale. La crisi del Positivismo e l’affermazione di nuovi orientamenti di tipo idealistico e spiritualistico, la tensione verso una cultura capace di <<accelerare il movimento del mondo>>, una diffusa esigenza di rinnovamento e di vitalità si intrecciano in una dialettica di prospettive di tipo ideologico, filosofico e letterario.

unknown-5E’ proprio questo panorama culturale che si realizza pienamente nel Futurismo, che sancisce un forte distacco dalla tradizione, caratterizzato dalla rottura consapevole del canale di comunicazione con il pubblico. In effetti il Futurismo si pone come avanguardia anti-borghese, tuttavia quello italiano si comporta come un’avanguardia borghese. Il movimento venne fondato da Filippo Tommaso Marinetti. Egli, che dal 1905 dirigeva la rivista «Poesia» e sosteneva il programma del verso libero, il 20 febbraio 1909 pubblicò il primo manifesto del Futurismo sul giornale francese «Figaro»:

1-Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. 

2-Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3-La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.

5-Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7-.Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo

8-Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

9-Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna

10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria

11-Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta. È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri. 

Si afferma la necessità di abolire i musei, le accademie e le biblioteche, in quanto istituzioni che intendono salvaguardare i valori della tradizione e del passato. La nuova arte deve partire dal presente, secondo la formula “hic et nunc”, dalla realtà industriale, dalla vita della grande città moderna, deve capire ed esaltare la bellezza della velocità e della macchina (il treno, il piroscafo, l’automobile sono visti come simboli del moderno), vi è dunque una profonda celebrazione del modello della macchina tecnologica.

Il quarto punto del Manifesto del 20 febbraio 1909, che asserisce: <<4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.>>, proponendo questa forte dicotomia tra mito classico e il mito della macchina, palesa l’intento di rottura dell’avanguardista, attraverso, non solo uno sperimentalismo radicale, ma anche un forte atteggiamento provocatore. Vi è un chiaro atteggiamento di opposizione al passatismo: è chiaro il rifiuto della cultura accademica, istituzionale, chiusa ed elitaria. Vediamo, infatti, come Marinetti nel suo manifesto si scaglia contro le biblioteche e i musei, paragonandoli a cimiteri, luoghi dove si conserva il passato. D’altro canto vi è la celebrazione del movimento, dell’azione, del gesto violento induce a «glorificare» il militarismo, la guerra, la virilità, e a disprezzare la donna e la femminilità.

unknown-4Dinamismo, movimento, velocità, esaltazione della modernità, della civiltà industriale e dei suoi nuovi ritmi caotici e disordinati sono i temi chiave del Futurismo; questi canoni vengono applicati anche alla poetica dell’avanguardia. Mentre Marinetti vola <<a duecento metri sopra i possenti fumaioli di Milano>>, il proclama tecnico della letteratura futurista, redatto l’11 Maggio 1912, immagina che le regole della nuova letteratura gli vengano dettate da<<l’elica turbinante>> di un aereo in volo.

Il bisogno di <<distruggere la sintassi>> a favore della disposizione casuale dei termini; <<l’uso del verbo all’infinito>> in modo che non si sottoponga all’io e dunque la conseguente scomparsa della <<psicologia>>, l’abolizione dell’aggettivo <<inconcepibile con la nostra visione dinamica, poichè suppone una sosta, una mediazione>> e dell’avverbio <<vecchia fibbia che conserva alle parole una fastidiosa uneità di tono>>. E non solo: <<abolire anche la punteggiatura>> in nome <<della continuità di uno stile vivo>> da sostituire con segni matematici. Fondamentale nella poetica Futurista diviene l’uso dell’ANALOGIA, <<l’amore profondo che collega le cose distanti, apparentemente diverse ed ostili>>. Per Marinetti l’analogia acquista una dimensione quasi illimitata; l’amplificazione estrema della lontananza semantica dei due termini coinvolti rende superflua l’esistenza di una contiguità, l’accostamento, anche il più improbabile dipende dalla sensibilità dell’autore: <<Lo stile analogico è dunque padrone assoluto di tutta la materia e della sua intensa vita>>. Ne deriva il fatto che <<Bisognerà per questo, rinunciare ad essere compresi>>; l’arte Futurista non può dunque essere colta attraverso i tradizionali processi logici, ma deve essere fruita da un pubblico capace di cogliere le “vibrazioni ” del testo. Ecco come risuona la conclusione del “Manifesto tecnico della letteratura Futurista”: <<Noi vogliamo dare, in letteratura, la vita del motore, nuovo animale istintivo del quale conosceremo l’istinto generale allorché avremo conosciuti gl’istinti delle diverse forze che lo compongono.
Nulla è più interessante, per un poeta futurista, che l’agitarsi della tastiera di un pianoforte meccanico. Il cinematografo ci offre la danza di un oggetto che si divide e si ricompone senza intervento umano. Ci offre anche lo slancio a ritroso di un nuotatore i cui piedi escono dal mare e rimbalzano violentemente sul trampolino. Ci offre infine la corsa d’un uomo a 200 chilometri all’ora. Sono altrettanti movimenti della materia, fuor dalle leggi dell’intelligenza e quindi di una essenza più significativa.

Bisogna inoltre rendere il peso (facoltà di volo) e l’odore (facoltà di sparpagliamento) degli oggetti, cosa che si trascurò di fare, finora, in letteratura.>>

Una seconda fase del movimento va dal 1912 al 1915 ed è segnata da una serie di manifesti che pongono l’accento sul rivoluzionamento delle tecniche espressive e sulla proposta di un nuovo tipo d’uomo, completamente meccanizzato. La svolta avviene con il Manifesto tecnico del 1912, a cui seguono altri manifesti non meno importanti: “Distruzione della sintassi”e “Immaginazione senza fili”. “Parole in libertà” del 1913 e “Lo splendore geometrico e meccanico e la sensibilità numerica” del 1914. Il rivoluzionamento delle forme espressive è radicale: si passa dalla proposta del verso libero a quella delle parole in libertà, il cosiddetto <<paroliberismo>>

La cultura tuttavia deve essere democratica ed eleborata in pubblico; da qui le famose “serate futuriste”, spettacoli provocatori e irriverenti. La prima di esse fu organizzata l’8 Marzo 1909 al teatro Chiarella di Torino. Marinetti fu il massimo organizzatore e propugnatore di queste serate, durante le quali si “recitavano” i manifesti e le poesie futuriste, con l’intento di provocare ed intrattenere il pubblico, diffondendo le idee avanguardiste.

Appare ben visibile lo stretto rapporto che intercorre tra la Rapidità e l’Avanguardia Futurista. Pensiamo anche alla scelta del “manifesto” come un vero e proprio proclama.

unknown-3Il vitalismo futurista non stentò ad emergere sul piano politico: il Futurismo italiano fu molto vicino al Fascismo, accomunati da un forte nazionalismo, e da una tendenza ambiziosa. I futuristi sono interventisti, e anzi vedono nella guerra e nel conflitto un modo positivo di scatenare le energie primordiali, di promuovere l’invenzione di nuove macchine, di selezionare i popoli e le nazioni più forti. Subito dopo la prima guerra Mondiale i futuristi si organizzano in partito politico, oscillando fra posizioni anarchiche, democratiche, antimonarchiche e anticlericali (di qui la proposta di abolire i manicomi, le carceri, la polizia, la rivendicazione della libertà di sciopero, la richiesta del divorzio e del suffragio universale anche per le donne) e sovversivismo di destra, volto a esaltare la guerra, l’espansione imperialistica, l’azione violenta di gruppi e di squadre organizzate. All’inizio prevalse la prima posizione, con la conseguenza di una rottura, nel 1920, fra Marinetti e Mussolini. Subito dopo, però, prese il sopravvento la seconda: la maggior parte dei futuristi aderì al fascismo, sostenendone le tendenze squadristiche e violente. Così Marinetti, l’eversore dei musei e delle accademie, finì segretario della classe di lettere della fascista Accademia d’Italia.

 

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