La letizia di ogni vegano.

La festosa esultanza di ogni salutista.

L’incredulità incommensurabile di ogni virtuoso.

Chi lo dice che per fare musica non si possa utilizzare qualsiasi cosa materiale che sia in grado di produrre un autentico e rispettabilissimo rumore?

Si chiama The First Vienna Vegetable Orchestra (in tedesco Das erste Wiener Gemüseorchester ), e rappresenta alla perfezione proprio ciò a cui mi riferisco.

I suoi membri provengono da vari ambiti artistici: è fatta di musicisti, artisti visivi, designer e scrittori. Segni particolari? Il loro passatempo preferito consiste nello svaligiare negozi ortofrutticoli.

Di fatto, ciò che li scinde dal resto del “noiosissimo e banalissimo” panorama musicale, è il fatto di riuscire ad adoperare, per fare musica, qualcosa che di solito “musica” proprio non è in grado di produrre: le verdure.

La Vegetable Orchestra, pur non essendo di certo un novello gruppo musicale, pertanto fondato nel 1998, sfugge ancora ad ogni catalogazione musicale tecnica: il loro genere potremmo azzardare a  definirlo come “elettronico sperimentale” (cosa ha di elettronico una carota??). Ma anche free jazz, rumoristico, clicks’n’cuts o addirittura con un ancora più azzardato ambient, forse un po’ “progressivo”.

Si perchè gli strumenti in questione sono degli inestimabili pezzi unici, proprio perchè non sono collocabili in nessun grado di parentela rispetto ai propri “colleghi” rintracciabili nei normali negozi di musica che un normale musicista è abituato a frequentare. Insomma, un musicista non cerca un violino o una chitarra dal fruttivendolo. Beh mi pare ovvio. Ma non solo. Dietro questi fantasiosi “aggeggi” si cela un lavoro certosino e magistrale: carote, melanzane, peperoni, zucche, cavolfiori e tanto altro, subiscono un attento lavoro di intagliatura interna ed assemblaggio, proprio per conferire loro quel particolare suono che possiamo ascoltare nei loro dischi, come nei concerti.

Gli strumenti vengono lavorati e poi subito adoperati, ma purtroppo per non più della durata di un singolo concerto. Ogni nuova performance richiede un nuovo lavoro di ricerca e di assemblaggio/intagliatura.

Ma alla fine di questi strumenti, cosa se ne fa?

Si potrà gustarne oltre il suono anche il sapore, perchè ad ogni fine concerto, la band si munisce di un enorme pentolone, per la preparazione di una gustosa zuppa che verrà servita al pubblico! 

“piatto ricco mi ci ficco!”

Come unire l’utile al dilettevole.

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(la band al lavoro durante la costruzione degli strumenti)

La Vegetable Orchestra si avvale di:

  • zucche percussioni
  • carote flauto
  • melanzane nacchere
  • sedano chitarra
  • cucumberphones” speciali strumenti a fiato ricavati da zucchine, carote e peperoni

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(uno splendido esemplare di cucumberphones)

La particolarità di questo gruppo, come da loro dichiarato, sta proprio nel fatto che ogni concerto non è mai simile al precedente: infatti il suono dei loro strumenti può variare da performance a performance, ed è proprio il suono che riescono a creare ad ogni produzione, costruzione ed assemblaggio, che determina la direzione del suond su cui dovrà vertere il concerto successivo.

Insomma, a dettare legge sono solo carote e zucchine, peperoni e cavolfiori.

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La ricerca della migliore materia prima sarà anche al centro del percorso artistico di questa stramba orchestra, ma sicuramente il suono che è capace di ricavarsi da tutto questo minestrone, è a dir poco formidabile!

Anzi, incredibile.

Incredibile è come si possa fare musica con le risorse più assurde e con i materiali più disparati. Fondamentale, è avere delle idee e la capacità di metterle in pratica in modo adatto.

La band attualmente tiene concerti in tutto il mondo, ed è possibile selezionare il luogo più vicino a voi collegandosi sul loro sito ufficiale: http://www.vegetableorchestra.org/videos.php

foto: resegoneonline.t; art vibes; the times; CBS news

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