imagesWilliam N. Copley, o secondo la sua firma CPLY, nasce a New York nel 1919. Nel 1921 è adottato dal magnate Ira C. Copley, entrato nel campo editoriale, e da sua moglie Edith Straker. La carriera del padre nell’ambito dell’editoria è seguita dal fratello adottivo, James; mentre lui, dopo gli studi a Yale, entra nel mondo dell’arte, prima come gallerista poi, dal 1947 come artista. Significativo, in questa svolta, è l’incontro con il cognato, il marito della sorella della moglie, John Ployardt, animatore e narratore ai Walt Disney Studios, che introduce Copley alla pittura e al surrealismo. Da questo incontro, oltre a numerosi viaggi esperienziali, deriva anche l’apertura di una loro galleria a Los Angeles, dedicata al surrealismo, con opere di artisti come René Magritte, Max Ernst, Yves Tanguy, Roberto Matta, Joseph Cornell, e Man Ray. Tuttavia, sulla scena californiana, il surrealismo non aveva ancora preso piede, e Copley affronta un periodo difficile nel far guadagnare popolarità alla galleria. Così, quando l’anno successivo è costretto a chiuderla , spinto dagli amici Duchamp e Ernst, CPLY divenne un pittore a tempo pieno. Copley, in un’intervista del 1983 racconta l’incoraggiamento ricevuto da Marcel Duchamp:

Duchamp non ha mai detto che qualcosa è buono o cattivo, ma ho avuto la possibilità di fargli vedere alcuni dei miei lavori e mi ha detto, “Dovresti continuare”. E questo per me è stato come l’oracolo di Delfi che mi dice ‘Vai avanti. “Dio ha parlato, lo sai”.

Copley, dal suo inizio come artista negli anni ’50 e per tutta la sua carriera, sperimenta e si evolve nelle idee, nello stile e nel linguaggio; percorso che si riverbera nelle sue manifestazioni pittoriche. La complesistà della sua opera deriva dall’integrazione tra diversi animi: poeta, scrittore, pittore; tutti insieme costituiscono l’essenza del messaggio dell’artista, che vuole rappresentare la realtà sociale spersonalizzata e contraddittoria.

La Fondazione Prada di Milano dal 20 ottobre 2016 all’8 gennaio 2017 ospita la retrospettiva “William N. Copley”, ripercorrendo il percorso dell’artista, tramite più di 150 opere realizzate dal 1948 al 1995. Curata per l’edizione italiana da Germano Celant in collaborazione con la Meni Collection di Houston.

Tra surrealismo e Pop Art

I lavori di Copley nel corso degli anni ‘50 e ’60 sono l’emblema del suo essere precursore della Pop Art, legata, a suo avviso, alla satira e al disgusto; in effetti, l’opera di Copley si concretizza come reazione e resistenza alla realtà socio-culturale americana. Sono immagini ironiche di stereotipi americani, in combinazione con le bandiere, realizzate tra gli anni ’60 e ’90, reinterpretazione in chiave satirica, con il procedimento tipico del collage surrealista.

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Seconda sezione della retrospettiva “William N. Copley”, alla Fondazione Prada di Milano, allestita al piano terra.

Vediamo la bandiera francese con tre bottiglie di vino, la Union Jack con la silhouette di un ombrello; la bandiera tedesca che mette in scena la guerra fredda, titolo dell’opera è infatti “The Cold War“, icasticamente rappresentata da due donne URSS e USA, che lottano per imporre la loro influenza. Spesso, infatti, l’arte di Copley si spinge nell’ambito politico, come testimoniano proprio queste opere, coronate dall’invito a pensare, che campeggia sulla bandiera americana.

img_7389Nel suo periodo parigino, sviluppa uno stile inconfondibile, emblema del legame originario tra surrealismo e pop art. L’uso occasionale di testo, fa sì che Copley venga anche considerato un precursore del graffitismo, praticato da artisti come Keith Haring.
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La sua arte vuole costituire il contraltare del mondo cui appartiene: lontano dall’omologazione culturale, vuole, infatti, mettere in discussione generalizzazioni e stereotipi.

Le fantasie erotiche e pornografiche: uno strumento rivoluzionario

Le opere di Copley negli anni ‘70 si concentrano sulle differenze e sulle sfide tra uomini e donne, nelle relazioni sentimentali e sessuali. L’eros diviene protagonista delle sue opere, soprattutto nella serie “Unknown Whore”, dedicata alla prostituta ignota, sezione visitabile nella stanza attigua a quella delle bandiere presso la Fondazione Prada.E prosegue con la serie “X-Rated”, lavori esposti per la prima volta nel 1974 nell’allora New York Cultural Center a Columbus Circle, d’ispirazione pornografica.

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A proposito della difficile accoglienza di queste opere, Copley afferma:

Gli americani … non sanno la differenza tra erotismo e pornografia. Dato che l’erotismo è sempre esistito nell’arte. E la pornografia non è mai stata necessariamente in arte.

Le ultime sale della rassegna sono dedicate alla serie dei “Noun“, oggetti di uso comune, definiti dall’artista “immagini ridicole”: una bicicletta, un pianoforte, una pistola.

Una rassegna che ripercorre a 360° la vita artistica di Copley, prima come committente e gallerista, poi come autore, egli stesso, delle opere pittoriche; in una location che rende compatibile, con i suoi spazi e la sua storia, l’incontro tra conservazione e innovazione. La Fondazione Prada di Milano, che si sviluppa su una superficie totale di 19.000 m2, combina edifici preesistenti, una distilleria risalente agli anni ’10 del Novecento, con spazi nuovi, ideati ad hoc: Podium, Cinema e Torre.

Visitate il sito Milano- Fondazione Prada.

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