Una motocicletta e i capelli al vento; l’amore per un figlio; uno sfondo fatto di periferia e di degrado morale e sociale. Pasolini nel suo secondo film dopo l’esordio de “L’accattone”, cura la cronaca di una realtà ben lontana dalla borghesia e dalle ricchezze, in una sua personalissima scienza etica, lungi dall’essere fraintesa o ritrovata altrove.

Mamma Roma, 1962.

Anticipatore del neorealismo cinematografico italiano e lontano dall’ iconoclastìa onirica (Fellini) o da quella sentimentale (Godard), Pasolini non racconta niente più di ciò che si vede dagli occhi e dai dialoghi, grazie alla scelta di inconfondibili espedienti quali l’utilizzo di attori non professionisti e gente di strada, cose che da sempre l’hanno coronato avanguardista nel cinema come nella letteratura e nell’arte in generale.

E se gli attori non erano altro che ordinari non-professionisti di “strada”, non era affatto così per la straordinaria Anna Magnani, prorompente come non mai nel suo ruolo di prostituta sulla via della “redenzione”, una figura di amore vero, spudorato, genuino e puro, e di chi fa di tutto per strappare se stessa e l’ amore per il suo unico figlio, da quella strada che toglieva l’istruzione come il lavoro e la moralità, alla ricerca della Vita Nuova “giù in città”: da Guidonia a Roma, “Mamma Roma” (Anna Magnani) lotta per allontanare suo figlio Ettore, inconsapevolmente malato, da quella delinquenza e da tutta quella gentaglia senza scrupoli nè morale, nella speranza di garantire lui un futuro migliore, e di lasciare indietro a se stessa, in una forsennata illusione, le macchie di quel suo passato tanto immorale quanto ingiusto e non altrimenti superabile.

Pier Paolo Pasolini, ancora una volta, commenta con il suo raffinato occhio critico, una realtà ben lontana da finzione, pose e menzogne, in una denuncia “da Colossal”, in un film documentario ma che di documentario ha poco, insinuandosi nella realizzazione di un capolavoro senza tempo, di trame e simboli, capace di andare oltre il “culto delle immagini”, per centrare dritto il cuore delle periferie e del proletariato urbano.

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(Ettore e amici in “Mamma Roma” 1962)

Così come raccontano i dossier sulla realizzazione del film, Pasolini girò spesso tra le periferie di Roma in quegli anni, proprio alla ricerca di quello sfondo perfetto che poteva mettere in scena la sua idea drammatica di Amore e Morte, in quell’ intreccio Madre-Figlio che avrebbe portato entrambi alla disperazione.

la povertà, il dramma, la speranza, la delinquenza; poi di nuovo la bellezza dell’amore e poi ancora la disperazione: un film che racconta in prima persona il dramma della donna, dei suoi lacci in indistricabili radici, e di quella voglia ossessa di scappare e di redimersi lontano da quelle sporche vesti di sgualdrina sottomessa, per rinascere fuori, al di là dei muri della provincia, verso quella città (Roma) che era ancora una madre, una lupa che allatta i suoi figlioli e che fa germogliare sogni e render carne le speranze. Quella stessa lupa che sarà capace di accogliere suo figlio, Ettore, e strapparlo alla delinquenza, come alle cattive persone e ad una donna, Biancofiore, l’emblema dell’amore carnale, la quale sarà, inevitabilmente, una delle cause della corruzione morale e della condanna a morte di Ettore, arrestato e costretto ad una morte di stenti, su un letto che pare quasi il giaciglio de “Il Cristo” del Mantegna.

Immenso.

La convivenza dell’arte con la critica letteraria, fanno di Pasolini, già al principio della sua brillante carriera, molto più di un semplice cantastorie popolare, e ben altro di un regista di estetica e sofismo: egli vive sulla pelle il suo dramma interiore, la sua omosessualità, la ricerca del senso di ogni cosa, cercando conforto e ragione negli sguardi e nei gesti dei dialoghi popolari, utilizzando un linguaggio incomprensibile a quella ricca borghesia capitalista, tanto vuota quanto annoiata, per andare dritto al cuore del suo amato vulgus.

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(Pier Paolo Pasolini)

foto: Sky Arte

foto di copertina: festivaldufilmbeauvais.squarespace.com

foto nel testo: L’Atalante

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