“La mia naturalmente non è una posizione sociologica o politica, è una posizione poetica” 

Così diceva Gianluca Lerici, in arte Professor Bad Trip, alle telecamere nel 1993.
La testimonianza più completa e autentica del Professore si rintraccia solo nei suoi fumetti e nelle sue psichedeliche opere d’arte, ma un’intervista rilasciata a “Cyberpunk Videozine 2” (ShaKe Edizioni) ormai 23 anni fa ci racconta le origini e la visione del mondo di questo eclettico e affascinante artista.

Lo pseudonimo scelto da Lerici, nato nel 1963 a La Spezia e morto nella stessa città nel novembre 2006, è dovuto al suo periodo di insegnamento che quasi stona con quella che è sempre stata la sua indole e la sua carriera: cantante punk-rock dal 1980, illustratore di t-shirt e fanzine (fanatic magazine) cyberpunk, con una laurea all’Accademia delle belle arti di Carrara, ha lavorato a lungo come copertinista e svolto diverse collaborazioni con editori della scena underground prima di morire improvvisamente per un infarto nel 2006. Meno intuibile la scelta del nome Bad Trip, che non è affatto banale: il Professore ha dichiarato di voler esprimere in questo modo la distopia che imprime nella sua arte, una grave denuncia nei confronti del clima culturale degli anni 80. L’artista riteneva che la tendenza letteraria e musicale di questo decennio fosse incline al pessimismo, al buio, a cui è necessario rispondere con l’attitudine positiva trasmessa dall’arte pop-underground: colori vivi, immagini fantasiose, un inno alla vita e alla gioia che prende le distanze dalle masse.

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La cultura pop-underground come la intendeva Lerici ha le sue radici negli anni ’50, “quando ancora la fantascienza non era considerata un’arte” e negli USA si dipingevano carrozzoni e macchine con questo stile. Non si tratta di un movimento artistico “ricco”, nasce dalla strada e prende spunto dalla società degli anni ’80 che il Professore definisce “anti-post-modernista”. Alla “fredda essenzialità” Lerici contrappone il rigetto della forma e il gusto per la decorazione. I suoi personaggi sono psycho-robot, scienziati pazzi sotto effetto di droghe, techno-poliziotti che utilizzano le droghe per manipolare le masse e dispongono telecamere e microfoni ovunque, in pieno stile orwelliano.

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Più di quaranta opere dell’artista saranno in esposizione fino al 3 dicembre a Palazzo Velli nel corso della manifestazione Palazzo Velli Expo, in Piazza Sant’Egidio 10 a Trastevere, Roma. La mostra, che ha aperto i battenti venerdì 11 novembre, è totalmente gratuita. All’ingresso è possibile munirsi di occhialini 3D, con i quali si raccomanda di dare un secondo sguardo ai quadri del Professore: ecco allora che i rossi sgargianti diventano un color bronzo specchiato e luminescente, i colori si invertono, si mischiano, trascinando l’osservatore nella stessa trance in cui Lerici sprofondava dipingendo. L’evento presentato dalla Teké Gallery prevede esibizioni di numerosi performer del panorama musicale techno tra live e dj set, che si svolgeranno nel suggestivo piano sotterraneo munito di bar.
Non dimenticate di postare anche voi le vostre foto con l’hashtag #palazzovelli !

Foto: Beatrice Erriu

Informazioni sulla mostra

Palazzo Velli Expo
Piazza Sant’Egidio 10, 00153, Trastevere, Roma
Orari di apertura:  mar/mer dalle 11.00 alle 21.00 ; gio/dom dalle 11.00 alle 24.00

www.tekegallery.com

Una risposta a "L’arte psichedelica del Professor Bad Trip: perdersi in un tripudio di colori"

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