Se “muro pulito” significa “popolo muto”, non possiamo di certo dire che ciò sia rimasto disatteso: di muri imbrattati ne abbiamo visti in quantità; da quelli che erano messaggi d’amore e teneri sospiri, a frasi sovversive, anarchiche o neofasciste, omaggi al totalitarismo e alla xenofobia, dello stesso genus di inneggi e dichiarazioni di credo verso la squadra del cuore; frasi e massaggi spesso vittime di censura, o abilmente soggette a “cover up” di avversari politici o sportivi. Beh, ne abbiamo viste di tutti i colori e fattezze. Gli autori di tutto questo venivano amorevolmente definiti dalle nostre nonne ” ragazzacci”.

E tutto ha avuto inizio da lì.

Ora si parla di “street artist”.

E non provate a chiamarli “writers“, perchè quelli non sono altro che furfanti che fuggono al solo suono delle sirene della pula.

Questi qua sono artisti, tecnicamente preparati. Competenti, anche illustri. Ormai.

La street art ora si occupa di rigenerare e di riportare in vita tutto ciò che è stato per troppo tempo lontano dagli occhi delle istituzioni e dell’interesse della società. La street art, ora, non delinque e non svaluta; la street art semina fiori sulle macerie; la street art trasforma in oro tutto ciò che tocca, in una protesta silenziosa, in una cura materna e in una disobbedienza non violenta, fatta di bellezza e di stupore.

L’estetica del bello, coinvolge ogni angolo di Roma, disinfettando ferite aperte di abbandono e degrado. Ciò che tutti nascondono, esce allo scoperto, rifiorisce e vede vita nuova nelle e dalle mani degli street artist, spazzando via ideologie nefaste, chiusura e secolarizzazione.

Un’ idea che ribalta la periferia e il suo (troppo diffuso) degrado, condendo il tutto con il gusto della bellezza dell’arte.

Ora la periferia parla di idee, di fermento culturale ed apertura di orizzonti, d’ispirazione, di bellezza, in una metrica underground e ricercata. Un percorso che condisce la citylife di estro e sentimento, che la esalta e che la rimette in discussione, in uno sturm und drang di estetica e significati.

Siamo una generazione di testimoni di una challenge e di una chance, che sta assistendo e ribaltando il fulcro delle nostre periferie in una evoluzione straordinaria, in un processo di colorazione in continua espansione, fatto di capolavori e di immagini degne di una galleria d’arte; immagini dettate dal cinema, della musica, dalle arti figurative, della letteratura; immagini fantastiche e visionarie. Un percorso che rivaluta le zone più industriali, ma anche le più abbandonate. E dove l’uomo non ha fatto nulla, ci pensa l’arte.

Un percorso fantastico che sboccia ed inizia in ogni angolo della nostra Roma.

Una Roma che parla, che comunica con il punto di vista di chi si è sporcato le mani di vernice; e di chi ci ha messo la faccia. O la firma. Un incrocio sinallagmatico di manodopera in cambio di nessun prezzo, servita al solo il piacere dello sguardo.

Evitiamo di riempirci la testa di falsi miti e dicerie, la street art non ha niente a che vedere con il vandalismo e l’illegalità: tali opere sono commissionate dal Comune e dall’ Assessorato alla Cultura e al Turismo, in combutta con gli abitanti e i comitati dei quartieri.

Una forza viscerale che riscatta le periferie e i suoi cittadini, un progetto dal sapore strettamente urban ma fiorentemente openmind.

Sicuramente degna di nota è la App “Street Art Rome”, progetto no profit curato da NUfactory e disponibile gratuitamente su Google Store, che offre una dettagliata ed aggiornata mappatura delle opere che popolano la nostra città, in una sorta di meraviglioso “museo” da camminare e da percorrere; un progetto gratuito, pulito, generale e ad impatto zero. Un programma che mette Roma nello stesso contesto di altre grandi metropoli nel mondo come Londra, Parigi, New York, che ormai fanno della street art un mainstream.

Roma conta oltre 300 opere di street art in ben 150 strade della città:

QUADRARO: il progetto M.U.R.o (Museo Urbano di Roma) include un vero e proprio museo a cielo aperto, da Via dei Corneli, Via dei Lentuli e Largo dei Quintili. Più significativo è il “nido di vespe” di Lucacamaleonte, in memoria del rastrellamento nazista attuato proprio nel quartiere.

nido-di-vespe

-OSTIENSE: zona d’avanguardia e ambientazione dei film di Ozpetek, dal Gasometro al Porto Fluviale, fino ai muri della Garbatella. Il colore, i suoni, l’ astrattismo.

SAN LORENZO: atmosfere vivide e calde grazie alla vicinanza dell’università e a location quali l’ “ex Dogana”, che ha ospitato una delle passate edizioni del festival Outdoor, è scenario di perle di artisti quali Alice Pasquini che ha curato Via dei Sabelli.

PIGNETO: in Via Fanfulla si possono ammirare omaggi a Pasolini per mano di Maupal e Mr. Kleva.

pigneto-2

SAN BASILIO: in uno dei quartieri più difficili di Roma, cresce e sboccia la street art delle meraviglie, grazie al progetto SANBA che ha permesso la realizzazione di “El Divenir” di Liquen in via Fiuminata. Superlativo.

sanba2

PRIMAVALLE: anche qui ha preso piede un progetto “dal basso” tale “Muracci Nostri” che ha toccato Via Borromeo e Via Ascalesi e che coinvolge l’ex manicomio di Santa Maria della Pietà.

TORPIGNATTARA, VILLE ALESSANDRINE, TOR MARANCIA, PRENESTINA ecc

tor

L’elenco sarebbe molto più lungo. Possiamo ammirare opere in ogni angolo; ogni dettaglio, ogni muro può offrirci qualcosa che può gustare il nostro sguardo e che può accarezzare le nostre menti; centinaia di composizioni che sarebbe troppo difficile da riportare e censire interamente.

Una sorpresa continua, un continuo incanto.

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