Tutto pronto per la 46esima edizione del Mega Records & CD Fair, che si terrà il prossimo 12 e 13 Novembre al Jaarbeurs di Utrecht, in Olanda, dove oltre 12.500 metriquadrati saranno terreno fertile di scopritori e spregiudicati hunters da tutto il mondo, a caccia dell’affare della vita o in cerca di severi debiti per il prossimo “Mint“: dall’ impiegato comune, al nostalgico di glam rock messicano, alla tipa bohémienne della porta accanto, il Festival accomuna ed unisce popoli e genti provenienti da tutto il globo da quasi 23 anni. Una due giorni che coinciderà con “Le Guess Who?” Festival e che vedrà special guest come Clinton Heylin, il quale rilascerà autografi per il suo ultimo libro “JUDAS! From Forest Hills to the Free Trade Hall: a Historical View of Dylan’s Big Boo” e anche “Anarchy in the Year Zero” un saggio che ripercorre la nascita del punk rock in Uk nel 1976; ma anche un’ imperdibile tributo a Prince e performance live della band hard rock Helloise e del duo blues-folk australiano di Kenna and Cox.

Ma soprattutto: un meraviglioso red carpet di mattoidi e conquistadores all’insegna della follia e della ricerca del pezzo unico.

Si evitino risse, grazie.

Un festival per rigorosissimi avversari della loudness war e dei lettori laser, fino agli integralisti del grammofono e del 78 giri.

Ecco: il Mega Records non è un paese per vecchi.

Non è certo difficile farsi travolgere dalla mania, dalla frenesìa, e dall’ avida curiosità che si respirano nell’aria: mercanti e cacciatori da tutto il mondo; uomini , donne, curiosi, amanti o amatori; tute da lavoro, risvoltini, maglioni in cashmere; visi neri, bianchi, gialli; kefiah, scarpe da trekking, burka e KWay. Il Festival è un manifesto cosmopolita e poliglotta, che non conosce intolleranze e discriminazioni. Gli unici ad essere emarginati saranno tutti quegli atei che non comprendono la differenza tra un 78 giri , un 45 e un 33.

Un volo lontano dagli schemi: una mattanza da non perdere da veri gourmet del gusto.

Il resto sono solo inutili baggianate.

La riscoperta dell’analogico è pane quotidiano ormai, parte integrante di mode o vero interesse di cultori seriali; il festival rappresenta sicuramente un ritrovo, un pellegrinaggio mistico per soli fondamentalisti del settore: il vinile, in particolare, è passato dall’essere considerato come “oggetto di nicchia” o come anacronistico e superatissimo pezzo da naftalina, all’essere coronato come un tesoro in alcuni casi quasi inaccessibile: da un mero arredo radical chic ad un vero e proprio inestimabile gioiello per audiofili o quasi.

utrecht

Il rito del vinile: la sistemazione sul piatto, la puntina di diamante, l’istantanea riproduzione dell’incisione musicale; la lettura di polveri e graffi di superficie, impronte inequivocabili di una vita un po’ mal vissuta, non sono che tracce permanenti e indissolubili, ma anche inequivocabili segni di riconoscimento di ogni suo proprietario: se nel passato bastava una rispettabile “alitata” e l’orlo della maglia per pulire la superficie di un Compact Disc, ora i veri cultori-sciamani del Disco preferiscono intrugli e pozioni “magiche” fatte di soluzioni alcoliche, detersivi per piatti e spazzole elettrostatiche. Non scherzo se dico che nelle retrobotteghe delle “vinilerie” esistono aggeggi e preziosi utensili artigianali al limite della brevettabilità, appositamente adibiti all’ operazione del “lavaggio del disco”. Una sorta di “car wash” da meravigliosi schizzati.

Ora torna tutto alla ribalta, con più prepotenza di quanto si potesse immaginare: il vinile è “caldo”, il vinile è “avvolgente”, il vinile è “vero”; il vinile “fa figo”, il vinile è “moda”. Che siate appartenenti ad una fazione piuttosto che ad un’altra, il vinile piace. O ri-piace. (Ma adesso non venite a dirmi che la musica attuale registrata in analogico “suona meglio”, perchè altrimenti ad Utrecht è meglio che non ci mettete piede.)

Insomma, che il raffinato “vinilista” finisca per stare sulla stessa barca del radical chic/ hipster di turno, poco importa.

Alcuni sono soltanto amatori, altri sono veri amanti.

Così è, se vi pare.

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