AMORE.

LOVE.

AMOUR.

LIEBE.

AMOR.

RAKKAUS.

ELSKA.

MILOVAŤ.

PAG-IBIG.

愛情.

愛.

amore, a·mó·re/

sostantivo maschile

Dedizione appassionata ed esclusiva, istintiva ed intuitiva fra persone, volta ad assicurare reciproca felicità, o la soddisfazione sul piano sessuale: amore casto, platonico, sensuale; un amore appassionato, travolgente; desiderio, tormento d’amore.

L’amore. Da sempre uno, se non il, sentimento intorno al quale tutti, filosi, letterati, scrittori, artisti, si sono maggiormente interrogati, cercando di carpirne e descriverne l’essenza. Il tema più ricorrente nella letteratura e nell’arte, più abusato, intorno al quale esiste un immenso patrimonio artistico che rievoca l’amore in tutte le sue possibili declinazioni.

Nell’antica grecia il concetto veniva declinato in tre diverse sfumature: eros, agape e filia. L’amore carnale, Eros, nome del dio greco, che in latino diviene Amor o Cupido; ed è così che in psicologia viene chiamato l’amore sessuale. Agape, quello spirituale, disinteressato; concetto fatto proprio dal cristianesimo per indicare l’amore di Dio nei confronti dell’umanità. Ed infine philia, l’amore sentimentale, fraterno, che Aristotele indica nel rapporto amicale, parentale; ma anche nel sentimento che lega i membri di una medesima comunità.

Come ci ha sapientemente tramandato Dante, è l’amor che move il sole e l’altre stelle (Paradiso XXXIII, 145): ultimo verso della terza cantica della Comedia, nel quale il poeta racchiude il significato dell’intera opera. L’amore è il meccanismo del mondo, della vita. Per questo non dobbiamo stupirci di quanto siano vaste ed eterogenee le testimonianze sull’amore. Ma la forza evocativa di tale sentimento non si è ancora esaurita: si nutre delle infinite possibilità dell’amore. Occasioni inesauribili; interpretazioni uniche, personali, che continuano ad alimentare lo straordinario patrimonio già esistente.

Ultimo, ma non ultimo, esperimento di ricerca e celebrazione dell’amore è quello che si sta svolgendo in questi giorni al Chiostro del Bramante di Roma, del quale vi avevamo già parlato nel post L’Amore al Chiostro del Bramante. Questo è il nostro commento dopo aver avuto la fortuna di visitare la mostra.

Il titolo della rassegna, “Love. L’arte contemporanea incontra l’amore”, conferma quanto abbiamo detto a proposito delle infinite possibilità di intendere questo sentimento; si tratta infatti dell’interpretazione che di questo tema danno ben 17 artisti internazionali, usando tutti i registri possibili: visivi, audio, audiovisivi. Si tratta, inoltre, di una dichiarazione d’amore a Roma, che con questa rassegna, riafferma la sua contemporaneità sul piano artistico internazionale.

La più bella delle dichiarazioni, con le installazioni di Robert Indiana nel cortile del Chiostro, ospitate anche nella prima sala dell’esposizione: tre colori: blu, rosso e oro; quattro lettere: LOVE e AMOR. Inglese e latino. Modernità e tradizione. Quadrato di lettere che l’artista ha tracciato negli anni ’60 e che, da allora, ha invaso numerose locations con la sua forza suggestiva e prorompente.

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Love, 1966-1999, Alluminio policromo (rosso e oro) 91,5×91,5×45,75 cm Amor, 1998, Alluminio policromo (blu e rosso) 104×96,5×50,8 cm Courtesy Galleria d’Arte Maggiore, G.A.M., Bologna

Si prosegue poi con le opere di Tom Wesselmann, considerato uno dei maggiori esponenti della Pop Art newyorkese, suo malgrado. L’artista infatti non amava le etichette, ed era scettico nei confronti dei materiali e degli strumenti usati nella Pop Art; ma ancor di più nei confronti degli “amanti” del genere:

Mi fanno pensare a qualcosa come il culto della nostalgia: è gente che realmente venera Marilyn Monroe o la Coca-Cola.

Al centro delle sue opere vi è l’ideale femminile, la donna, di cui rappresenta le zone erogene; basti pensare alle sue serie più famose: Great American Nude, Bedroom Painting, Smokers. A quest’ultima appartengono due delle opere esposte: le sue bocche che fumano, provocatorie e irriverenti costituiscono un esperimento stilistico dedicato alla cultura di massa. Wesselmann connette platealmente l’arte ad un erotismo quasi voyeuristico ma volutamente commerciale: le immagini sono stereotipate, visivamente semplici, con l’intento di nascondere la complessità del messaggio.

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Tom Wesselmann, Smoker, 1971 Vinile colorato su pannello, 144x160cm courtesy: Flora Biagi Arte Contemporanea © Tom Wesselmann by SIAE 2016

Altra iconica opera di Wesselmann esposta rientra nella serie dei Sunset Nudes, che segna il ritorno alla figura femminile negli ultimi anni dell’artista.

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Tom Wesselmann – Sunset nude (Two legs up)

Una delle caratteristiche della rassegna, come dicevamo, consiste nello stimolare il visitatore con diverse tecniche espositive. Con la performance di Ragnar Kjartansson avviene la commistione tra musica, teatro e recita.

 

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God, 2007,Video monocanale, 30 minuti Courtesy dell’artista, Luhring Augustine, New York e i8 Gallery, Reykjavík

L’artista islandese fa della multi-disciplinarietà la sua cifra stilistica: con video, installazioni, performance e dipinti, riproduce la storia dei film, della musica, della cultura visiva. Al Chiostro, in un ambiente costruito ad hoc ed estremamente evocativo, viene proposta una delle sue opere maggiormente all’avanguardia: God (2007). Lui, al centro del palco, canta “Sorrow”, accompagnato da un’orchestra di undici elementi, per 30 minuti. Affascinante, struggente ed ironico, Kjartansson è uno degli artisti più interessanti  del panorama internazionale, che lo stesso New York Times definisce: “One of the most celebrated performance artists anywhere“.

Installazioni video sono anche quelle di Tracey Moffat e Ursula Mayer.

Tracey Moffat, fotografa e film-maker australiana,  usa il video come medium per esprimere il suo concetto di amore. La sua testimonianza si concreta in Love, video del 2003. Un corto di 21′ realizzato con un montaggio incalzante: spezzoni di film, strappati dal contesto originario, “rubati” dalla Moffat, ed usati per ricostruire una storia universale e stereotipata delle relazioni sentimentali, in maniera iperbolica. L’opera della Moffat è parodia e critica, narrazione e pastiche.

Ursula Mayer propone, invece, una visione più distaccata, meno passionale; protagoniste del suo corto di 8′, sono tre modelle vestite anni ’20, che si aggirano eteree, tra gli ambienti art deco dell’Eltham Palace, accompagnate dalla musica di un pianoforte. Questi sono gli elementi di cui l’artista si serve per creare uno scenario affascinante, seducente nel suo Crystal Gaze (2007); ma le battute delle giovani sono in contrasto con questa cornice: si ripetono in loop, apparentemente senza senso.

L’artista britannico Marc Quinn, noto per utilizzare ogni tipo di materiale nelle sue opere, propone la sua idea dell’amore con quattro opere.

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Qui vi mostriamo quella che forse riesce a sintetizzare meglio la volontà provocatoria di Quinn. In Kiss, scultura di marmo realizzata nel 2001, l’artista si confronta con il tema della malattia, raffigurando, travolti dal bacio, un uomo e una donna non fisicamente perfetti. Il riferimento alle antiche statue classiche è immediato, e vuole sfidare l’idea che la bellezza, nell’arte classica sia percepita anche in presenza di un’opera danneggiata, ma lo stesso non avvenga qualora l’imperfezione rientri nel mondo reale.

Le opere di Gilbert&George, il cui sodalizio risale al 1967, sono due grandiose tele di 381×604 cm, che fanno parte della serie Union Jack. Scopo della loro arte è quello di avere un forte impatto comunicativo, raggiunto con l’uso del colore, delle geometrie e delle ripetizioni. 5

Tracey Emin, con le sue installazioni al neon riproduttive di frasi, usa, appunto il linguaggio, come strumento evocativo e della parola, “illuminato”, evidenziato proprio dalla luce. Le opere della Emin hanno molte contaminazioni autobiografiche, e quello che nelle sue opere può essere percepito come esibizionismo, è in realtà la traccia degli eventi traumatici che hanno segnato la sua vita.

In una sorta di passaggio, ideale e concreto, distanti dalle altre opere, sono esposte quelle di Mark Manders, che usa un linguaggio scultoreo estremamente personale. Le sue opere riproducono la donna, non florida, nuda e provocante; ma una donna costretta, quasi prigioniera, che riesce, comunque, a conservare la sua bellezza. Amore sofferto.

Malinconica è invece la canzone interpretata da Amália Rodrigues che accompagna l’installazione di Joana Vasconcelos: un gigante cuore rosso che gira incessantemente su sé stesso.

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Molti altri gli artisti che completano questo percorso di ricerca e che si relazionano, come un link connettivo, con l’amore: Vanessa Beecroft con le sue dicotomie, portatrice di amore puro; Nathalie Djurberg e Hans Berg che con le loro installazioni, che propongono la visione di un amore infantile, giocoso.

Il padre della Pop Art, Andy Warhol, che con la sua One Multicoloured Marilyn (Reversal Series), dà nell’immediato un messaggio d’amore. Gia Marilyn è amore, i suoi lineamenti, il suo volto, la sua storia: sogno e visione. L’immagine di una bellezza innocente ed ingenua.

L’italiano Francesco Vezzoli che, con il suo busto in marmo, interpreta l’amore come bellezza, rincorrendo l’ideale classico della perfezione. Ma aggiunge qualcosa di nuovo, è come se la statua fosse in attesa di scattare un selfie.image description

E ancora Francesco Clemente con i suoi acquerelli carichi di simbolismo, di immagini e profumi orientali, crea atmosfere impalpabili e misteriose.

Infine, nell’ultimissima sala, l’infinity mirrored room, la dichiarazione d’amore dell’artista giapponese Yayoi Kusama alle zucche. Di cui non possiamo svelarvi nient’altro!

All’inizio potrete scegliere, tra 5 protagonisti d’eccezione, da chi farvi accompagnare in questo grandioso percorso alla scoperta dell’amore. Amy, David, Cocò, John, Lilli&Biagio. Ognuna di queste voci arricchirà, a modo suo, il messaggio degli artisti, con aneddoti “personali”.

Al termine di questo cammino d’amore, forse cercherete di interrogarvi sul significato che nel vostro intimo, il sentimento rappresenta per voi, quali sono i vostri modi, le vostre vie per declinarlo. Ricordate, a questo proposito, le parole di Danilo Eccher, critico e storico dell’arte, curatore della rassegna:

“l’arte è sempre una grande dichiarazione d’amore”.

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