“Artista concettuale, performer, pittore, fotografo, documentarista, regista, architetto, urbanista, designer, cantante, attore, paroliere, giocatore d’azzardo, blogger, scrittore, editore, dissidente politico, personaggio scomodo, impegnato contro ogni forma di censura, attivista in lotta per i diritti umani. Se si volesse definire in modo completo la multiforme personalità di Ai Weiwei la lista sarebbe ancora lunga. Per ampiezza ed eterogeneità di interessi Ai Weiwei è una sorta di moderno artista rinascimentale, alle prese nel modo più ampio con la complessità della società del proprio tempo.” – Arturo Galansino

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“Blossom” (2015) – Ai Weiwei : un prato in fioritura completamente realizzato in porcellana.

Zaino in spalla, treno da Roma Termini a Firenze Santa Maria Novella, ed eccoci a Palazzo Strozzi dove fino al 22 gennaio 2017 sarà possibile visitare l’entusiasmante mostra “Libero”, incentrata sul grande artista che è Ai Weiwei.

Nato nel 1957 a Pechino da una famiglia di intellettuali, non può che essere considerato uno dei più grandi artisti dei nostri tempi. Legato all’antica tradizione artistica cinese e ai valori dell’umanità, l’artista traduce l’ipocrisia e l’oppressione della Repubblica Popolare Cinese in opere d’arte capaci di far stringere lo stomaco e rimanere a bocca aperta.

La mostra si apre con l’opera “Stacked” del 2012, un’installazione di biciclette poste orizzontalmente perfettamente incastrate l’un l’altra a cui sono stati rimossi gli elementi che conferiscono dinamicità (pedali e catene) per evidenziare con la staticità il dramma dell’impatto sull’ambiente dei trasporti di massa, in Cina come nel resto del mondo. Se un tempo i giovani potevano correre nello spazio e nella fantasia grazie alle biciclette, adesso le auto e i mezzi pubblici hanno preso il loro posto privando la popolazione di un po’ di quella magica genuinità.

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L’opera che attanaglia maggiormente l’attenzione e l’orrore degli spettatori, invece, è sicuramente “Snake Bag”. Si tratta di un’importantissima denuncia sociale con cui l’artista ricorda il terremoto del Sichuan del 2008, nel quale morirono oltre 70.000 persone. Di queste più di 5.000 erano bambini e ragazzi morti sotto le macerie delle scuole, costruite con materiali scadenti. L’artista chiese al governo cinese di rendere pubblici il numero e i nomi dei ragazzi morti, ma non ricevette mai risposta – anzi, venne accusato di essere una spia americana – e attraverso Twitter chiese alle famiglie e a chiunque fosse a conoscenza di dati utili di “mettere insieme i pezzi” per riuscire a rendere pubbliche le reali dimensioni di questa strage. Lo Snake Bag è un gigantesco serpente, simbolo della malizia e dell’inganno del governo, composto da trecentosessanta zaini comunemente utilizzati dagli studenti.

Un accenno doveroso deve essere fatto all’immagine di copertina di questo articolo, una  sequenza di tre foto nelle quali l’artista distrugge un antico vaso della dinastia Han. Con questo gesto Ai Weiwei simboleggia ciò che la modernità ha comportato per le antiche tradizioni, distruggendone il valore millenario. Allo stesso concetto rimanda l’immersione di antichissime anfore risalenti al I sec. a.C. in vernice metallizzata per automobili.  Una piccola curiosità: nel febbraio 2014, nel corso di una mostra dell’artista a Miami, un uomo ha rotto uno di questi vasi ispirandosi allo stesso Ai Weiwei.

Personaggio dal grande eclettismo, Ai Weiwei ha fatto di Marcel Duchamp e Andy Warhol le proprie guide artistiche. Amante della pop-art, ha realizzato in LEGO i ritratti dei dissidenti e di molti personaggi noti come Dante Alighieri, Galileo Galilei, Girolamo Savonarola e Filippo Strozzi che potrete ammirare durante la mostra, ma di cui potrete avere una piccola anteprima dal profilo Instagram dell’artista: @aiww

Coadiuvato da un largo staff di artigiani, operai e collaboratori salariati al di sopra degli stipendi medi per queste categorie, Ai Weiwei ha creato arte e filosofia nei suoi laboratori attirando l’attenzione di tutto il mondo e le ire della Repubblica cinese, che più volte ha utilizzato la forza per censurare l’artista costringendolo agli arresti domiciliari, alla detenzione e ad assistere alla distruzione del suo grande studio a Shanghai. Il titolo della mostra, “Libero”, rimanda naturalmente all’ideologia dell’artista, ma anche alla riconsegna del suo passaporto avvenuta solo nel 2015.

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“Feiyu” (2016) – Ai Weiwei : una delle creature fantastiche dell’antichissimo testo Shanhaijing risalente a oltre due millenni fa, opera realizzata in seta e bambù.

Non vogliamo svelarvi tutto il contenuto di “Libero”, ma possiamo promettere che non ne rimarrete delusi.

 

Per info, biglietti e prenotazioni: palazzostrozzi.org/mostre/aiweiwei

Foto di Beatrice Erriu

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