Chi vede correttamente la figura umana: il fotografo, lo specchio o il pittore?”, Pablo Picasso.

Il 14 ottobre 2016 è stata inaugurata la rassegna espositiva “Picasso Images. Le opere, l’artista, il personaggio”. In programma fino al 19 febbraio 2017, la mostra è ospitata dal Museo dell’Ara Pacis, promossa da Roma Capitale, ideata da Electa in collaborazione con il Musée national Picasso-Paris, e organizzata con Zètema Progetto Cultura.

Il percorso espositivo, che vede un Picasso inedito, fotografo e fotografato, si articola in tre sezioni, che coprono un periodo di 70 anni, dal 1901 al 1971, con oltre 170 fotografie, accompagnate da una selezione di opere dell’artista. Un viaggio tra le immagini, che progressivamente mostrano l’evoluzione del rapporto tra Picasso e la fotografia: scoperta, sperimentazione, collaborazione con fotografi d’avanguardia; ma anche scatti privati, dell’uomo oltre che dell’artista. Picasso fu da sempre interessato alla fotografia; interesse, senza dubbio, reciproco, considerando che si tratta probabilmente dell’artista più fotografato del secolo scorso.

La sezione iniziale, dalla sua introduzione alla fotografia grazie all’artista catalano Ricardo Canals fino agli anni ’20 del secolo scorso, coincide con i primi tentativi di Picasso di utilizzo del medium quale strumento di indagine e approfondimento del mondo che lo circonda: si tratta per lo più di immagini scattate nel suo atelier del Bateau-Lavoir, accanto a tele e sculture. Vuole utilizzare la fotografia come strumento di interpretazione, ma anche come mezzo di realizzazione di alcune delle sue opere. I primi anni sono quelli che coincidono con il periodo blu, rosa e la cosiddetta epoca negra; e poi, nel 1907, con la genesi del cubismo, icasticamente individuata nell’esposizione de “Les demoiselles d’Avignon”; negli anni 1909-1911 con la fase analitica e la fase sintetica dei due anni successivi. In questi anni fotografa il villagio spagnolo Horta de Sant Joan, dove soggiorna con Fernande Olivier. Durante l’inverno realizza molti scatti degli amici, facendoli posare nel nuovo atelier parigino di rue Schœlcher, dove anche lui si fa immortalare davanti ai suoi dipinti. Da questi scatti emerge tutta la forza dell’artista e la sua capacità di procedere per geniali intuizioni: l’immediatezza del medium è perfettamente complementare alla sua innata propensione al disegno. Come dimostra, nel percorso espositivo, la presenza dell’acquaforte “Pasto Frugale” (1904), una delle pagine più alte e rappresentative della grafica moderna: sono nitidi e inconfondibili i segni con cui Picasso ritrae una coppia di poveri operai.

La mostra prosegue poi testimoniando gli incontri più importanti dell’artista con fotografi professionisti, dai quali nascono, secondo la definizione presente al museo dell’Ara Pacis, “collaborazioni proficue”.

Nel 1932 Picasso conosce Gyula Halász, fotografo di origine ungherese, meglio noto come Brassaï. Quest’ultimo, fotografo rinomato, definito da Henry Miller “l’occhio di Parigi”, viene incaricato da André Breton, direttore della rivista Minotaure, di fotografare le sculture di Picasso. Ispirato da quest’ultimo, realizzerà negli anni ’34-’35 una serie di immagini di nudi femminili, Transmutations. Sarà lo stesso Brassaï, poi, nel 1939, a realizzare un servizio fotografico su Picasso, destinato alla rivista Life. Il rapporto tra i due non si limiterà ad uno scambio tra artisti, ma sarà la condivisione di una vita, a Parigi e nel sud della Francia: una vera e propria relazione di fiducia e discussione creativa, come emerge dalle pagine di “Conversazioni con Picasso”, libro in cui Brassaï racconta vari aneddoti sul celebre pittore, arricchiti dalla presenza di molti altri personaggi illustri, come Prévert, Eluard, Reverdy, Sartre, Camus, Cocteau, Michaux, Dalì, Kahnweiler.

Dora Maar è l’altra faccia del Picasso fotografo, conosciuta nel ’35 all’epoca della frequentazione con il gruppo dei surrealisti; incontro che dà il via ad una serie di ritratti incrociati tra i due, che diventeranno ben presto amanti. Testimonianza magnifica di questa relazione è costituita dagli scatti della donna alle fasi di progressivo sviluppo di Guernica. Con queste fotografie Dora Maar documenta, nel periodo del maggio-giugno 1937, le fasi creative dell’enorme tela (3,5m*8m), che rappresenta la reazione di Picasso al bombardamento nazifascista del 26 aprile ’37 dell’omonima città, di cui fu vittima, soprattutto la popolazione inerme. Gli scatti, esposti in ordine cronologico nell’ambito del percorso espositivo, mostrano l’evoluzione dell’opera, e all’epoca furono pubblicati nei numeri 4-5 della rivista Cahiers d’art. Dora Maar, non fu solo amante, ma anche musa privata di Picasso, archetipo de “La femme qui pleure”. La loro relazione durò quasi nove anni, e vide la Maar sempre sopraffatta dalla personalità del pittore, tanto da costringerla al ricovero in una clinica psichiatrica a seguito della rottura.

Infine, ultima figura emblematica di queste “collaborazioni proficue”, è quella di André Villers, giovane apprendista fotografo, che Picasso, a seguito del loro incontro nel ’53 a Villauris, prese sotto la sua protezione, invitandolo a scattare nel suo atelier. Oltre a divenire, ben presto, il ritrattista ufficiale del pittore, Villers fu un abile sperimentatore, spesso aiutato anche dal suo mentore. Durante la mostra è possibile ammirare alcuni di questi esperimenti fotografici e montaggi: testimonianza della stretta collaborazione tra i due. Si tratta di una contaminazione tra il mondo artistico e quello fotografico, tra il decoupage e le interpretazioni fotografiche, che sfocia nel ’62 nella pubblicazione di “Diurnes”, una raccolta di circa 30 lavori di Picasso e Villers, accompagnati dai testi poetici di Prévert.

L’ultima sezione di questo viaggio, dedicato al Picasso fotografo e fotografato, è dedicata alla sua maturità artistica, dagli anni del dopoguerra fino alla morte nel 1973. Le immagini proposte, testimoniano la raggiunta consapevolezza e la volontà di curare personalmente la sua immagine di artista moderno, anche con molti scatti privati. È ormai modello per fotografi come Robert Doisneau, David Douglas Duncan, Edward Quinn, Robert Capa, il gotha dei fotografi del ‘900. Immagini di vita quotidiana, familiare, affettiva; non solo dell’artista ma dell’uomo, che contribuiscono a completare il ritratto, multiforme, sfaccettato, grandioso, di Pablo Picasso.

Immagine in copertina: David Douglas Duncan, Pablo Picasso, 1956.

Per ulteriori informazioni: http://www.arapacis.it/mostre_ed_eventi/mostre/picasso_images_le_opere_l_artista_il_personaggio

 

 

 

3 thoughts on “Picasso Images: all’Ara Pacis un percorso espositivo sull’artista e sull’uomo

  1. Perche’non approfondisci I rapporti di Picasso con le sue donne?Ne ha distrutte piu’ di una, disprezzandole, abbrutendole. Un misogino. Non amo Picasso, sebbene apprezzi la sua Guernica. Pero’ si e’ saputo vendere. Eugenia Serafini controcorrente

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  2. Cara Eugenia, li spunto potrebbe essere interessante! In questo articolo non vogliamo proporre una visione parziale dell’artista ma fornire alcuni strumenti a coloro che si recheranno alla mostra presso l’Ara Pacis. Senza dubbio, come molti artisti, l’ego e il narcisismo di Picasso erano molto forti. Basti pensare che Dora Maar fu spinta proprio dall’artista ad abbandonare la fotografia, campo nel quale lei lo superava. E, come ricordiamo alla fine, fu costretta al ricovero in una clinica psichiatrica a seguito della loro rottura.
    Continua a seguirci e a leggere i nostri articoli! È sempre positivo confrontarsi con persone consapevoli di ciò di cui parliamo! Un saluto

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