Credo ci sia un buon 33% il quale sa perfettamente di cosa parlo (da ora in poi saranno i “fatalisti”); poi un altro 33% che non ha la più pallida idea di cosa parlo e che prenderà visione, ma solo per mettere a punto una sua propria e convincente teoria “scettica” (saranno gli “empirici”); e poi un rispettabile 33% che possiede una vaga idea meramente intuitiva, che comunque è scettico a priori, ma risulterà essere per lo più curioso. (saranno le “persone normali”)

Detto ciò, non voglio crogiolarmi in ciance, ma al tempo stesso non vorrei istigarvi al suicidio di massa ( per via della noia della lettura o per un’ allarmante “curiosità”, a questo punto).

A voi non è mai successo di morire e poi risorgere?

Beh, la domanda potrebbe apparire piuttosto provocatoria o di cattivo gusto (cari “fatalisti” ), ma a quanto sembra abbiamo un interessante 9% di persone, che afferma di avere vissuto delle vere e proprie NDE (Near Death Experience ), così come vengono identificate da una buona fazione di scienziati.

Si possono contare molteplici studiosi cimentati nello studio e nella ricerca di prove delle NDE: dal pioniere Raymond Moody; all’italiano Enrico Facco, specialista di neurologia e rianimazione all’ Università di Padova; al cardiologo olandese Pim Van Lommel; fino al progetto AWARE (AWAreness during REsuscitation), promosso dal Dott. Sam Parnia, dell’ Università di New York, il quale ha condotto uno studio che ha coinvolto oltre 25 ospedali in America ed in Europa, alla volta dell’ interpretazione di episodi di questo tipo, che tutt’oggi ancora lasciano importanti interrogativi tra i parapsicologi, e che dividono la stessa comunità scientifica.

Le esperienze di pre-morte, hanno a che fare, più comunemente, con visioni e percezioni mentali e sensoriali, collegate a stati di totale assenza di coscienza, in poche parole, di “morte clinica” accertata (cari “empirici”), in cui l’elettroencefalogramma (EEG) risulta essere piatto e il battito cardiaco assente: tali esperienze si ricollegherebbero a vivide e sistematiche visioni, rimembrate in seguito a “rianimazione” da stati di morte clinica conclamata , originata da gravissimi traumi, incidenti ed episodi quali embolie, arresto cardiocircolatorio, shock anafilattico ecc.

Secondo la “Scala di Greyson”, forgiata dallo studioso Bruce Greyson, Università della Virginia, in tutti i soggetti documentati, quali vittime di “morte clinica” accertata, è possibile rintracciare segnali ed esperienze con caratteristiche comuni dagli interessanti spunti di riflessione, a partire da quello che appare essere come il più straordinario, e che ha a che fare con “la visione di sé dall’esterno”: nei soggetti interessati da morte clinica, e poi da rianimazione immediatamente successiva, circa il 30% (non tutti hanno capacità di ricordare tali episodi, a causa della gravità di tali traumi) conferma di aver visto il proprio corpo dall’alto, di aver visto i volti dei soccorritori, delle persone e degli oggetti realmente appartenenti alla scena. Non solo, ma ciò che ha attirato ancor più la mia attenzione, è che tali piani di ricerca, si siano avvalsi dell’utilizzo di oggetti “nascosti”, introdotti appositamente nel luogo ospedaliero, e una piccola percentuale di pazienti, risulterebbe averli effettivamente notati ,appunto, essendo collocato in una prospettiva insolita ed innaturale.

Più in generale, le esperienze riportate si riferiscono a visioni e percezioni tattili di tipo celestiale, mistico, luminoso, con immagini di tunnel conducenti in spazi brillanti e indefiniti, come anche incontri con personaggi dai volti sconosciuti, e ancora, di riviviscenze di attivi di vita passati e/o dimenticati; altre parlano di esperienze terribili, spaventose o strazianti, fatte di vuoto, buio, ma anche di percezioni di calore e maleodore intensi ed indecifrabili, e di voci e suoni sommessi, mai ascoltati prima. Questo ultimo caso, in particolare, sembra esser allacciato ai tentativi di suicidio.(il termine “tentativo” può essere appropriato?)

Se queste possono essere considerate suggestioni, non può di certo considerarsi fuorviante lo studio del Dott Greyson, il quale sembra rintracciare la medesima “scala” di visioni, in soggetti non-vedenti dalla nascita.

Possono i non-vedenti dalla nascita, descrivere ciò che viene comunemente identificato come “tunnel”, non avendolo mai visto?

Per contro, tali studi non poterono non sollevare tutta la più profonda costernazione e disappunto tra scettici e scienziati più integralisti, i quali finirono per attribuirvi l’etichetta di “insignificanti ricerche parapsicologiche senza fondamento” (cari “empirici”), abbinando tali percezioni alla conclamata e spiegabile iperattività psichica e cerebrale dei primi istante di “morte”: quelle che potrebbero essere catalogate come visioni, si ispirerebbero, secondo questi, alle rilevanti e non da poco alterazioni fisiologiche e biologiche, psichiche e chimiche, date dalle massicce dosi di sostanze psicotrope sedative, somministrate in particolari stati di degenza (ketamina), le quali sarebbero capaci di generare oggettivi effetti “sciamanici” o “psichedelici”. L’ approccio empirico di altra parte di scienziati ancora, colloca tali stati sensoriali a normali reazioni biologiche date dall’ IPERCAPNIA (aumento di CO2 nel sangue) o dall’ IPOSSIA, caratterizzante alterazioni del campo visivo, le quali, a detta di costoro, non sorprenderebbe qualora dovessero causare effetti simili a “depersonalizzazioni” somatopsichiche.

Il mondo della parapsicologia, offre un vastissimo range di molteplici testimonianze di incontri con esseri misteriosi, e visioni di ambienti surreali, ricollegabili a fenomeni di contemplazione di “aldilà”, la maggior parte delle quali, a mio modestissimo e personalissimo parere, appaiono essere come delle gigantesche e ridicolissime cazzate: condivide la mia sincera opinione una buona parte di scienziati “dissidenti”, i quali solo nel 9% dei casi, afferma appunto di essere davanti a vere e proprie inspiegabili esperienze di pre-morte, in totale assenza di attività cerebrale. E solo queste, sono veramente degne di nota.

Il dibattito è tutt’ora aperto e pullulante di opinioni, dottrine, testimonianze e teorie, le quali dividono, incantano e attirano scienziati, religiosi, atei, agnostici e semplici curiosi. L’approccio scientifico di una parte di studiosi sembra farsi beffe di Moody e Greyson, chissà se per spirito di contraddizione o per una segreta ed indicibile paura di dover essere messi di fonte alla sovversione e al totale capovolgimento di ogni legge, regola, e certezza acquisita fino ad oggi: non nego di riferirmi anche a quella fetta di persone che, a capo dell’articolo, ho cordialmente premiato definendole “normali”.

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