Immaginate di girare un normalissimo video con il vostro smartphone, di curarne la location e le scene, e di portarne la durata ad un massimo di 12 minuti. A lavoro terminato, caricate il tutto su You Tube.

Ecco.

Un film de “la belle époque” aveva più o meno la stessa matrice: durata circoscritta, una macchina da presa, lo sfondo, gli attori. L’unica differenza? Siamo nel 1902.

Il famoso “Le voyage dans la Lune” non vanta di certo la nomea di primo film della storia, titolo che spetta in realtà a tutta la produzione dei Fratelli Lumière, ma sicuramente incarna la parodia di due viaggi fantastici, già noti al pubblico, e dai quali il regista trasse forte ispirazione: tali “Dalla Terra alla Luna” di J. Verne e “I Primi Uomini sulla Luna” di H. Wells, i quali consentirono di far guadagnare al film il titolo nientepopodimeno di “primo film fantascientifico della storia”: è la spiritosa celebrazione di una spedizione umana inverosimile e psichedelica “nel cuore della Luna”, messa in scena come una brillante parata, adornata di soubrette e ballerine vestite alla marinara; ma anche l’inaugurazione di un’impresa stravagante e quasi folle, alla scoperta di indigeni chiamati “Saleniti”, circensi e contorsionisti interpreti degli “abitanti della Luna”.

Fu realizzato, prodotto e sceneggiato dal francese Georges Méliès, che curò inoltre la musica e i costumi: il regista, infatti, lo si può riconoscere nell’interpretazione del professor Barbenfoullis che, insieme ad una troupe di tanti altri scienziati di altissima levatura, progetta una spedizione umana sulla Luna, promuovendo la costruzione di un lunghissimo tunnel, dal quale una sorta di “navicella-proiettile” verrà palesemente ed esplicitamente “sparata” via dalla Terra.

Un film divertente e canzonatorio, rivolto in primis  alla comunità scientifica, rappresentata come una cerchia di chiassosi tizi vestiti come maghi, e finalizzato inoltre allo scimmiottamento delle assurde megalomanie umane, tanto grandi quanto insulse, che appunto finirono per procurare tutta l’irritazione e il disgusto della protagonista “Luna”, vedendosi suo malgrado conficcata la navicella dritta nel suo occhio destro: immagine resa ormai popolare e considerata come un marchio assoluto del cinema.

voyage

Il grande merito di Méliès, nella realizzazione di un film così avanguardista e visionario, sta nell’utilizzo di stratagemmi e tecniche diverse, dall’ arrêt de caméra, ovvero “l’arresto della cinepresa” per mettere in scena trasformazioni ed apparizioni fantastiche; fino all’utilizzo di espedienti tecnici di stampo molto poco “cinematografico” ma molto più “teatrale”, che consentirono di focalizzare l’attenzione sull’ espressione, sui gesti e sulle movenze degli attori; non solo, ma anche l’uso di fondali o “quadri” (scene ad inquadratura fissa) e il susseguirsi di ben 17 fotogrammi al secondo; tutto sorretto da un budget di 10.000 franchi (un lusso per l’epoca).

“le voyage dans la Lune” è un film (o un cortometraggio, per l’uomo terzo millennio) che tutt’oggi gode del prestigio di essere catalogato come una leccornia da veri gourmet; un film brillante di luce propria, muto ma denso, probabilmente capace ancora di avere la meglio su molte prime-uscite-da-tutto-esaurito-che-fomento. (vi sfido a smentirlo)

Il valore e l’innovazione, coronarono il film come emblema dell’ Art Nouveau e patrimonio dell’ UNESCO nel 2002.

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