Comunicazione di servizio per tutti i viaggiatori distratti:

avete tempo fino al 13 Novembre dell’ anno corrente, per visitare ” David Bowie Is”, la mostra itinerante allestita dal Victoria & Albert Museum di Londra, che ha già toccato città quali Chicago, San Paolo, Toronto, Parigi, Berlino, e proprio fino al 13 Novembre farà tappa al MAMbo di Bologna. L’idea è quella di condurre il visitatore in un viaggio biografico all’interno della straordinaria carriera di un’ icona visionaria: David Bowie.

La mostra ripercorre ogni singolo istante di ascesa “del” David, dalla rivoluzione copernicana di “Space Oddity” e “Ziggy Stardust”, all’epopea berlinese e al capolavoro “Low”, agli scenari post apocalittici di “Diamonds Dogs”, fino all’epoca delle sue spettacolari performance live. Un percorso che racchiude oltre 300 oggetti personali: dagli outfit, alle foto dell’epoca, ai testi originali delle sue canzoni scritte a mano, fino agli strumenti musicali, e ai costumi di scena; un viaggio multimediale ed interattivo che guiderà il passeggero attraverso il bipolarismo, le ambiguità, le perversioni sessuali, l’ispirazione, l’intelletto artistico e i lati oscuri di un uomo ormai consacrato come “leggenda”. Un’ esperienza fantastica che ripercorre i mille passi di un uomo maledetto e spirituale, immune dalle masse, ma incantatore delle folle; una serie infinita di istantanee dal mondo, viste attraverso lo sguardo del suo ammaliante occhio sinistro. ( vedi: MIDRIASI TRAUMATICA CRONICA)

David Bowie venne consacrato nell’ immaginario collettivo come una qualche strana specie di uomo-alienato, o di extraterrestre; o forse un anticristo, un genio carismatico e misterioso, grazie alle sue molteplici reincarnazioni ed alter ego: dal pericoloso “Ziggy Stardust” o “uomo delle stelle” il quale finì per confondersi ed adattarsi così tanto alla personalità dell’ artista, da renderlo incapace di discernere la sua vita privata dalla finzione del personaggio e che lo indusse a disfarsene senza ritorno; fino al bellissimo e celeberrimo alter ego del “Duca Bianco”.

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(David Bowie in “Ziggy Stardust)

Un artista maledetto con un background di rhythm e blues, skiffle e rock’n’roll, che ebbe l’abilità di emergere con il proprio inconfondibile ed imitatissimo stile. Un alieno affascinante e dalle mille facce, capace di unire il glam rock con il folk, l’elettronica con le ballate acustiche, il krautrock con la new wave, la dance con il funky, il minimalismo ambient con il pop.

“David Bowie Is”: L’uomo delle stelle, il duca illuminato, l’uomo ispirato, l’artista, il genio poliedrico, multisfaccettato e camaleontico, capace di muoversi con superba destrezza dalla musica, al cinema, alla pittura, alla fotografia. Rappresentò e rappresenta tutt’oggi una visionaria ed eccentrica icona di stile, nelle arti, nella musica. E nella moda. L’enigmatica e scenografica immagine di Bowie fu accompagnata più volte da chiacchiere e scandali, dalla presunta omosessualità, alla congetturata bisessualità, transessualità; le sue provocazioni e istigazioni arrivarono a costargli persino le accuse di apologia al Nazismo. Poi le perversioni, le droghe, l’infatuazione per l’occultismo e l’esoterismo egizio:

“La mia natura sessuale è irrilevante, sono un attore e recito una parte.” (David Bowie)

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(David Bowie nell’ affascinante “Duca Bianco”)

Ma fu con l’album “The Man Who Sold the World”, che la carriera del David ebbe una delle svolte più interessanti: testi più complessi, meno lineari, discontinui, ambigui. Inconfondibile il suo “plastic soul”: un tributo alle sonorità black, rivisitate in chiave molto poco rock, ma squisitamente funky e soul, le quali caratterizzarono Bowie fino alla metà degli anni ’70. Poi la sperimentazione, l’ alter ego “Nathan Adler” e l’elettronica metallica di “1.Outside”, emblema del suond anni ’90.

La vita e la carriera di Bowie si fusero e confusero fin da subito in un unico elemento indistinto, e ciò che apparteneva alla formazione artistica, finì per plasmare anche un illuminante cammino esistenziale, fatto di collaborazioni  e gemellaggi con personalità del calibro di Andy Warhol, sua musa nell’ album “Hunky Dory”, ma anche Iggy Pop, Freddy Mercury, Robert Fripp.

Il suo ultimo album “Blackstar”, uscito pochi giorni prima della sua scomparsa lo scorso Gennaio, rappresenta per Bowie la rassegnazione e l’accettazione della morte, alla fine di un’ Odissea dal nome “lotta contro il cancro”.

E fu qui che il suo percorso giunse al termine, e David tornò su Marte e tra le stelle.

(suggerito l’ascolto di: “Life on Mars”)

 

 

 

 

 

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