Roma è viva. È viva nei suoi vicoli, nelle strade strette e sconosciute ai più, nei suoi angoli nascosti; nelle piazze, le più belle del mondo, gremite di turisti e di giovani, anche di ambulanti; nelle rinomate strade di lusso; nei musei, nei bar, nei ristoranti. È viva di notte e di giorno, senza sosta, senza riposo; di una vita propria, che i romani conoscono così bene da darla quasi per scontata, e che i forestieri non capiscono fino in fondo, ma ne rimangono inevitabilmente ammaliati. Roma stessa è vita. Pensare il contrario sarebbe assurdo; non assaporarla interamente sarebbe folle. 

Si è vero, le buche, gli autobus che non passano, due sole linee della metropolitana, con i progetti della metro C (e addirittura, arditamente, di una linea D) fermi. La corruzione, il magna magna generale: tutti vogliono bere dalla mammella della lupa. Una cagna in mezzo ai maiali, definita così icasticamente De Gregori nella sua “Viaggi e Miraggi” del ’92. Una città grande e varia, così eterogenea e polemica da scatenare una ‘lotta intestina’ e goliardica tra nord e sud. Non puoi che amarla, con tutte le sue contraddizioni e i suoi difetti, con tutti i suoi problemi. Anche se ancora non c’è la giunta; nonostante il traffico, il caos, lo scandalo dei rifiuti. Perché, in fondo, Roma è dei romani; e si sa, solo loro possono criticarla, condannarla. Figli di una madre che li perdonerà sempre. 

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