È in corso al Palazzo Vecchio di Firenze la presentazione del film “Inferno” di Ron Howard, tratto dall’omonimo celebre romanzo di Dan Brown.

Dopo “Il codice Da Vinci” (2006) e “Angeli e demoni” (2009) il Professor Robert Langdon (magistralmente interpretato da Tom Hanks) tornerà sui maxischermi il 13 ottobre per risolvere un nuovo grande mistero, combattendo una minaccia che incombe sull’umanità intera.
Senza svelare il finale a chi non abbia già letto il libro, possiamo anticipare che in “Inferno” Dan Brown tratta uno dei temi più delicati e discussi degli ultimi anni: la sovrappopolazione globale.

In un perfetto mix tra realtà e fantasia, l’autore sensibilizza il suo pubblico riguardo quello che è un problema estremamente rilevante e attuale: gli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dimostrano che la capacità del nostro pianeta è limitata rispetto al numero di persone che la abitano e le risorse disponibili non riusciranno a sostenere l’andamento della crescita demografica attualmente registrata. L’uomo sta soffocando la Terra ed è suo compito, ai fini della sopravvivenza della specie, cercare una soluzione a questo problema.
I lettori e gli spettatori sono trascinati così in un dibattito al quale nessuno può sottrarsi se non nascondendo la testa sotto la sabbia: etica o scienza? È impossibile non prendere una parte, non farsi giudici di questo fenomeno.

Destinato ad essere oggetto di grandi critiche e lodi, suscitando più o meno simpatia tra il pubblico, la realizzazione del film rispecchia la dimensione mondiale del tema trattato: nel rispetto della trama, avrà come scenari tre importanti città: Firenze, Venezia ed Instabul, con il pregio di sottolineare, in sintonia con la produzione di Dan Brown, il patrimonio storico, culturale ed artistico di queste località.
Per approfondimenti: insideinferno.com .

Concludiamo con qualche curiosità riguardo il romanzo da cui il film è tratto:
– L’anagramma numerico della data di uscita del libro (14/5/13) è “3,1415”. Vi ricorda qualcosa? Si tratta dell’approssimazione utilizzata in matematica per indicare il pi greco, una costante indispensabile alla misurazione del cerchio. Il riferimento ai cerchi concentrici dell’inferno dantesco è degno del genio di Robert Langdon.
– Il Professor Langdon non indosserà, per la prima volta, il suo orologio di Topolino a cui è tanto affezionato.
– L’ultima parola del romanzo è “stelle“, in un tributo a Dante che conclude con questo vocabolo le tre cantiche della Divina Commedia. Speriamo fortemente che il regista abbia mantenuto questa chicca anche nella rappresentazione cinematografica.

Buona visione!

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