“Choose Life”.

Questa è la frase di apertura di uno dei più discussi cult movie dei primi anni ’90.

Chi non ricorda “Trainspotting”? La storia di una banda di inetti senza dignità, né amor proprio, annientati dall’alienazione, dalle droghe, dall’AIDS e che sceglie tutto fuorché la vita: una passiva protesta misantropica verso una società conforme e qualunquista; una fiera e compiaciuta devozione alla controcorrenza e all’isolamento. Proprio per questo divenne molto presto uno degli slogan dell’anticonformismo giovanile, della moda underground; ma anche bandiera del rifiuto e del nichilismo letti in chiave asociale, a tratti sociopatica: Trainspotting fu il romanzo buio di una generazione senza ideali e senza aspettative, schierata sul fronte opposto della politica, dell’istruzione, della morale.

Trainspotting: uno sputo sul perbenismo e sulla legalità sociali.

Un film  irriverente, sfacciato, beffardo, ironico. Grottesco, sincopato, squallido.

La regia non tralascia nulla: schiaffeggia senza pietà lo spettatore, rendendolo partecipe della completa e totale autodistruzione di ragazzi, forse uomini, a colpi di “spot” di overdose e pasticche d’oppio. Un viaggio lontano dalla psichedelìa e dai sofismi. Tutto vero, realistico, crudo. Contro ogni virtuosismo da colossal. Efficace. La fotografia è curata nel dettaglio di una giostra che va da aghi che penetrano carni, ad estasi successive; da occhi spiritati, a carnagioni ceree.

Sullo sfondo: una qualunque Edimburgo dei pieni anni ’90.

Musiche: Iggy Pop, New Order, Lou Reed. Underworld.

Un film cult che non sa né dividere, né schierare: una denuncia sociale a senso unico, che ora torna alla ribalta contro ogni aspettativa.

Il sequel, in uscita nel 2017, si intitolerà “Porno”,e sarà il risultato di un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Irvine Welsh, già autore del precedente “Trainspotting”. La regia rimane in mano a Danny Boyle; il cast sempre lo stesso:

-Ewan McGregor  (in “Renton”: scorretto)

-Jonny Lee Miller  (in “Sick Boy”: elegante)

-Ewen Bremner  (in “Spud”: folgorato)

-Robert Carlyle  (in “Begbie”: psicopatico)

Spoiler a parte, il nuovo film si incentrerà sulla figura di “Sick Boy” il quale, con l’intento di voler riuscire a divenire un vero e rispettabile uomo d’affari, prende la decisione di dirigere un film porno. Wow: fiero pasto per la Critica; meravigliosa indignazione per i bigotti.

Tra lo scetticismo dei cinefili più puri e la curiosità degli amatori seriali, del film si sa ancora troppo poco. Ma di certo non si può non attendere con trepidazione il nuovo sequel, il quale, spero sarà capace di eguagliare il successo ma soprattutto le fendenti provocazioni del precedente.

Chissà se Renton avrà davvero messo al testa a posto…

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