Samuel Umberto Romano, classe ’72. Torino. Cassa in quattro; LED; discoteche labirinto e microchip emozionali.

Ancora non ci siete?

Samuel, per gli amici di “Barriera di Milano” era “Samu”. Cresciuto tra le storie di una periferia dei primi anni ’80, dove si viveva di teppismo occasionale a suon di New Wave e dove rubare biciclette o cacciarsi in una rissa non era poi un’ utopia. Una realtà ben lontana dall’ eleganza superba di Torino-Porta Nuova. Troppo spesso una realtà fatta di pusher, di puttane e sguardi di sottecchi.

Samuel si ritrova molto presto a contemplare l’orlo di una baratro, dal quale non ha mai lasciato farsi tentare; osserva il disfacimento della sua società, e il suo incessante loop libidico nel vortice hardcore delle droghe.

Approccia al reggae, al blues. E al canto. Non importa scappare dalla polizia se in tasca si ha solo musica.

Ed è nell’ humus della frenesìa pre-terzomillennio, che la moda cambia, cambia la musica, cambiano le idee. Qui, tra le strade della sua giovinezza più feconda, Samuel vive gli albori degli anni ’90, quando si vedono i primi jeans strappati e le Clarks ai piedi, e dove il passato è fatto di piombo e il futuro è fatto di idee, di protesa, di voci. Si progetta la rivoluzione: si alza il volume, si pompa il woofer. Divampa lo stream dei centri sociali. C’è chi fa’ Grunge, c’è chi fa’ Disco. Poi il rito iniziatico dei Rave; la gente, i volti della notte immersi nei locali, che ormai, vedono chiusura soltanto alle prime luci dell’alba: l’alba dei Murazzi, dove l’anima di Torino si confronta, si consola, crea e distrugge come una fenice in volo, sullo specchio del Padre Po.

Poi per Samuel, arrivano i Subsonica. Le case discografiche, i contratti; gli amici di sempre e i volti nuovi. I volti noti. Il successo, la vita che muta.

Siamo nel 2016 e Samuel è alla ricerca di se stesso. Viaggiare diventa la sua principale fonte d’ispirazione: dall’ America; all’ Italia, da Nord a Sud. In seguito ai gravi problemi di salute dell’ anno precedente, Samuel decide di farsi un regalo, cimentandosi nella composizione di un’ album tutto per sè, di pezzi vecchi, scritti e lasciati in cantina, e di pezzi nuovi, costruiti sulla nostalgia del passato e delle sue origini: far parte di un gruppo comporta spesso il dover rinunciare a qualcosa, il dover mediare e uniformarsi, tanto da finire a poter solamente sussurrare, ciò che si vorrebbe tanto gridare forte.

E’ il 9 settembre 2016, ed esce “La Risposta” il suo primo singolo da solista, una stimolante anticipazione di ciò che sara “Il Disco di Samuel” in uscita il prossimo Gennaio:

La Risposta è una canzone che ho scritto in un momento di forte necessità espressiva. Porsi delle domande credo sia fondamentale per la naturale crescita di un uomo. Smettere di cercare risposte (…) é la fine di tutto” (Samuel Romano)

Proprio questa ricerca di risposte, ha condotto il cantante fino a Los Angeles, per l’ assemblaggio definitivo e il mixaggio in studio di quello che sarà il suo futuro primo album, in collaborazione con il produttore Michele Canova, orecchio già noto nel panorama musicale. Il risultato è un pezzo pop. Umilmente elettronico, delicato e canticchiabile, capace di mettere d’ accordo i fan della vecchia guardia non troppo schizzinosi, con le esigenze mainstream delle nuove leve. Abbiamo un ritornello di Fa, di La minore, di Sol e di Re minore. Un brand-new Samuel, lontano dal rock alternativo dei subsonica delle origini, ma vicino al cuore del suo pubblico vecchio e nuovo( in maggioranza femminile, senza dubbio): l’ elettronica stavolta è sfiorata, senza pensionare il ritmo della cassa.

Un pezzo indiscutibilmente radiofonico e convincente; inequivocabilmente melodico, puro e leggero; un pezzo scaldato semplicemente dalla voce di “samu”, la quale sa’ sempre come non perdere di vista l’incanto, in quella dolce danza del condensarsi nelle note della musica che le appartiene.

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