Il 18 settembre 2016 si è tenuta al Microsoft Theatre di Hollywood di Los Angeles la 68ª edizione della cerimonia di premiazione dei Primetime Emmy Awards. Ogni anno nel corso di questo evento vengono premiati i migliori programmi televisivi distribuiti dalle emittenti americane tra il 31 maggio dell’anno in cui la cerimonia si svolge e il 1° giugno di quello precedente, riuscendo così a comprendere l’intera programmazione annuale indipendentemente dalla stagione di svolgimento dei diversi episodi.

Assistiamo ancora una volta al trionfo assoluto della serie “Il Trono di Spade” (titolo originale: Game of Thrones), che ha totalizzato ben dodici premi contro i nove della seconda classificata “American Crime Story“, che tuttavia è riuscita a guadagnare una posizione di tutto rispetto dopo una sola stagione. Malgrado le aspettative, invece, l’acclamata Fargo premiata come miglior miniserie del 2014 ha conquistato solo due statuette.

Diamo uno sguardo più approfondito alle categorie e ai vincitori del 2016:

Miglior serie drammatica: “Il Trono di Spade” (Game of Thrones), distribuita da HBO
Come già accennato, questo premio non era certo inaspettato. La serie fantasy trasmessa per la prima volta nel 2011 e arrivata a sei stagioni, tratta dal ciclo di romanzi “Cronache del ghiaccio e del fuoco” (A Song of Ice and Fire) di George R. R. Martin, è già entrata nel Guinness World Records come serie televisiva trasmessa simultaneamente nel maggior numero di paesi (ben 173!) e dalla sua uscita ha conquistato ben 38 Emmy Awards. Non è possibile elencare qui tutti i punti di forza della serie che meriterebbero un articolo a parte, ma non si può non sottolineare il fatto che nonostante la tematica alla base della trama sia stata già trattata in lungo e in largo da altri autori, mai come in questo caso possiamo apprezzare una grande varietà di protagonisti dalla caratterizzazione magistralmente sfaccettata, una regia ed una sceneggiatura impeccabili, intrecci avvincenti, effetti speciali ben riusciti ed una colonna sonora che si adatta alla perfezione all’ambientazione. Il costo medio per la produzione di ogni puntata? 10 milioni di dollari.

Miglior serie commedia: “Veep – Vicepresidente incompetente” (Veep), distribuita da HBO
Dopo l’esordio nel 2012 e cinque candidature in questa categoria, anche la serie comico-satirica ideata dal britannico Armando Giovanni Iannucci ed arrivata alla sua quinta stagione fa il bis di statuetta, ottenuta per la prima volta nel 2015. Nonostante non abbia avuto larga risonanza internazionale, si riconferma vincitrice rendendo Iannucci degno del titolo di “political satire’s messiah” affibiatogli da Christina Patterson.

Miglior miniserie: “The People v. O.J. Simpson: American Crime Story” (American Crime Story), distribuita da FX
Ideata come appendice della celeberrima “American Horror Story”, la miniserie ci offre meno horror e più drama raccontando il processo per uxoricidio a O. J. Simpson, tratto dal libro “he Run of His Life: The People v. O. J. Simpson” scritto dall’avvocato Jeffrey Toobin. Composta da 10 episodi di 42 minuti ciascuna, ha guadagnato 22 candidature e 9 statuette, collocandosi immediatamente dopo la prima classificata ” Il Trono di Spade”.

Miglior film per la televisione: “L’abominevole sposa” (Sherlock: The Abominable Bride), distribuito da PBS
Pensato come un episodio speciale della nota serie “Sherlock”, il film diretto da Douglas Mackinnon ci regala effettivamente una bella novità. Il film, al contrario della serie che si svolge ai nostri, è ambientato nel 1895. Non vogliamo svelarvi il trucco per evitare lo spoiler, ma gli amanti del genere non potranno che apprezzarlo.

Miglior talent show: “The Voice”, NBC
Lo schema del talent non differisce molto dall’omonimo italiano, che deriva appunto dal “genitore” americano. I coach dell’ultima edizione sono stati Christina Aguilera, Adam Levine, Pharrell Williams e Blake Shelton. La vittoria del 2016 è andata al “team Xtina”. Good job!

Altri premi:

Miglior varietà di sketch: “Key & Peele”, distribuito da Comedy Central

Miglior attore protagonista in una serie drammatica: Rami Malek, “Mr. Robot”

Miglior attrice protagonista in una serie drammatica: Tatiana Maslany, “Orphan Black”

Miglior attore protagonista in una serie commedia: Jeffrey Tambor, “Transparent”

Miglior attrice protagonista in una serie commedia: Julia Louis-Dreyfus, “Veep – Vicepresidente incompetente”

Miglior attore protagonista in una miniserie o film
Courtney B. Vance, “The People v. O.J. Simpson: American Crime Story”

Miglior attrice protagonista in una miniserie o film:
Sarah Paulson, “The People v. O.J. Simpson: American Crime Story”

Miglior attore non protagonista in una miniserie o film: Sterlink K. Brown, “The People v. O.J. Simpson: American Crime Story”

Miglior attrice non protagonista in una miniserie o film: Regina King, “The People v. O.J. Simpson: American Crime Story”

Miglior regia per una serie drammatica: Miguel Sapochnik, per l’episodio “La battaglia dei bastardi” de “Il Trono di Spade”

Miglior regia per una serie commedia: Jill Soloway, per l’episodio “Maschio In Vista” di “Transparent”

Miglior regia per un film, miniserie o speciale drammatico: Susanne Bier, per “The Night Manager”

Miglior regia per uno speciale varietà: Thomas Kail e Alex Rudzinski, per “Grease: Live”

Miglior sceneggiatura per una serie drammatica: David Benioff e D. B. Weiss, per l’episodio “La battaglia dei bastardi” de “Il Trono di Spade”

Miglior sceneggiatura per una serie commedia: Aziz Ansari e Alan Yang, per l’episodio “Genitori” di “Master of None”

Miglior sceneggiatura per un film, miniserie o speciale drammatico: D.V. DeVincentis, per l’episodio “Marcia, Marcia, Marcia” di “The People v. O.J. Simpson: American Crime Story”

Miglior sceneggiatura per uno speciale varietà: Patton Oswalt, per “Patton Oswalt: Talking for Clapping”

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