A 31 anni dalla morte di Italo Calvino, rileggendo le pagine che ci ha lasciato, possiamo riconoscere, ancora, la sua attualità, e, in un certo senso il suo intuito. Sarebbe impossibile ricordarne l’intera produzione; per questo ho deciso di celebrare la sua memoria, con un’opera che riesce a sintetizzare, per quanto possibile, alcuni tratti essenziali dell’autore. L’abilità nel destreggiarsi tra epoche e scenari lontani, la sconfinata cultura, la profondità nell’interpretare e spiegare anche i concetti più abituali, la modernità stilistica e sostanziale.

Il 6 giugno 1984 Calvino fu ufficialmente invitato dall’Università di Harvard a tenere le Charles Eliot Norton Poetry Lectures. Si trattava di un ciclo di sei conferenze che avevano luogo nel corso di un anno accademico all’università di Harvard, Cambridge, nel Massachusetts.

Si tratta di una tradizione consolidata della prestigiosa università americana che, ogni anno, affida a una figura eminente della cultura internazionale il compito di tenere le cosiddette Norton Lectures, senza nessun vincolo di tema o di prospettiva. I nomi di alcuni relatori del passato, T.S.Eliot, Borges, Stravinskij, bastano a rendere l’idea dell’onore che era stato riservato a Calvino, primo scrittore italiano a cui fossero state affidate.

Il termine “Poetry” stava a significare ogni forma di comunicazione poetica- letteraria, musicale, figurativa- e la scelta del tema era interamente libera.

Calvino pensò a lungo al tema da affrontare, e finì per scegliere, al solito, una struttura chiara e ben definita: Six memos for the next millennium. Cioè: quali valori letterari, filosofici, morali andrebbero conservati per il terzo millennio. Ogni conferenza trattava di un “valore”: Leggerezza; Rapidità; Esattezza; Visibilità; Molteplicità; Consistenza. Quasi una SUMMA dei valori stilistici che hanno caratterizzato l’opera letteraria di Calvino.

L’autore passò tutta l’estate del 1985 lavorando febbrilmente a queste lezioni. Una circostanza tragica gli impedì di completarle e soprattutto di esporle: il 6 settembre fu colpito da un ictus che lo portò alla morte.

La moglie Esther Calvino ne concesse la pubblicazione solo nel 1988, presso l’editore Garzanti di Milano. Questa edizione fu preceduta proprio da una sua nota introduttiva:

Calvino ci ha lasciato questo libro senza titolo italiano. Aveva dovuto pensare prima al titolo in inglese, Six memos for the next millennium. Impossibile sapere cosa sarebbe diventato in italiano. Se mi sono decisa finalmente per Lezioni Americane è perché in quell’ultima estate di Calvino ci veniva spesso a trovare un amico, Pietro Citati, che formulava spesso questa domanda a mio marito: <<Come vanno le Lezioni Americane?>> e di Lezioni Americane si parlava. In aggiunta bisogna sottolineare che in tutti i suoi tentativi di trovare il titolo giusto in inglese ritorna sempre la clausola “for the next millennium”. Ecco perché il titolo che ho scelto necessita di un sottotitolo fondamentale: “Lezioni Americane, Sei proposte per il nuovo millennio”.

Sempre in questa nota introduttiva, Esther Calvino racconta di aver trovato il dattiloscritto sulla scrivania, in perfetto ordine, ogni singola conferenza in una cartella trasparente, l’insieme raccolto in una cartella rigida, pronto per essere messo nella valigia. Per comprendere meglio il significato più profondo delle Lezioni Americane, e per comprendere pienamente il significato del sottotitolo con cui è stato edito questo libro, vorrei lasciare la parola a Calvino stesso, che nella pagina introduttiva alle conferenze dà una chiave di lettura che reputo essenziale.

“Siamo nel 1985: quindici anni appena ci separano dall’inizio di un nuovo millennio. Per ora non mi pare che l’approssimarsi di questa data risvegli alcuna emozione particolare. Comunque non sono qui per parlare di futurologia, ma di letteratura. Il millennio che sta per concludersi ha visto nascere ed espandersi le lingue moderne dell’Occidente e le letterature che di queste lingue hanno esplorato le possibilità espressive e cognitive e immaginative. È stato anche il millennio del libro, in quanto ha visto l’oggetto- libro prendere la forma che ci è familiare. Forse il segno che il millennio sta per concludersi è la frequenza con cui ci si interroga sulla sorte della letteratura e del libro nell’era tecnologica cosiddetta postindustriale. Non mi sento d’avventurarmi in questo tipo di previsioni. La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare con i suoi mezzi specifici. Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore, cercando di situarle nella prospettiva del nuovo millennio.”.

Dopo questa nota introduttiva, iniziano le Lezioni Americane, che sarebbe riduttivo limitare a semplici lezioni di critica letteraria, o ad erudite lezioni tecniche su alcune qualità specifiche della poesia. Come svela Calvino nelle parole che ho sopra citato, le sue Lezioni sono dedicate ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura, e che solo la letteratura può portare avanti anche quando forse i libri non esisteranno più e saranno sostituiti dai computer, anche quando non ci sarà più la pace ed il silenzio di una biblioteca, perché tutti leggeremo soli, di fronte ad uno schermo. Queste Lezioni sono quindi portatrici di valori che applichiamo alla letteratura, ma che possono tranquillamente essere utilizzati come strumenti per riprendere consapevolezza di quello che è il nostro patrimonio culturale ed etico, per rimettere un po’ di ordine alla nostra vita, spesso troppo confusa.

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